Memories - Recensione: La forza dell'animazione giapponese

Memories - Recensione: La forza dell'animazione giapponese

Dopo trent’anni dalla sua uscita Memories è arrivato anche nelle sale italiane per un evento speciale di (purtroppo) solo tre giorni, permettendoci di scoprire un gioiello poco conosciuto della grande animazione giapponese degli anni Novanta.

 

Il film è composto da tre episodi diretti da tre registi differenti tra cui Katshuiro Otomo, autore tra le altre cose di un capolavoro seminale come Akira, spesso ritenuto erroneamente l’unico regista del film.

 

Sicuramente, però, Otomo ha avuto un ruolo fondamentale nella realizzazione del film essendone stato il supervisore generale e avendo realizzato il manga omonimo da cui sono tratti i racconti trasposti nel film.

 

Dunque, gli episodi di cui è composto Memories sono tre e si intitolano: Magnetic Rose, Stink Bomb e Cannon Fodder.

 

Andando in ordine, Magnetic Rose è il primo episodio del film ed è diretto da Koji Morimoto, in esso si narra di un gruppo di astronauti incaricati del salvataggio di altre forme di vita che all’improvviso ricevono un segnale di SOS da uno strano agglomerato di asteroidi.

 

Due membri dell'equipaggio, Heinz e Miguel, si imbarcano verso quella strana conformazione e vi ci trovano una sfarzosa villa che sembra essere stata abitata tanti anni prima da una famosa cantante lirica di bell’aspetto di nome Eva.

 

Da qui in poi il racconto si attorciglia, creando un mondo fatto di ricordi e visioni in cui tutto è duplice: ricordi e verità, una villa sontuosa ed un luogo in rovina, realtà e finzione.

 

Mentre Miguel si ritrova a vivere dei ricordi che non gli appartengono, ma sono frutto della mente di Eva, Heinz è costretto a combattere con i propri demoni ed un passato da cui non può scappare.

 

Se Miguel resta completamente soggiogato dal groviglio dell’interno della villa e della mente di Eva, al contrario Heinz si ribella e decide di combattere, non riuscendo a vivere una vita che, sì cancellerebbe tutti i suoi peccati e dolori, ma resterebbe comunque una semplice menzogna.

 

I ricordi non sono una via di fuga” dice dunque Heinz, ma tutto risulta vano perché l’episodio si chiude con lo stesso spazio infinito con cui era iniziato, in cui vediamo chiaramente quella strana forma che gli astronauti avevano visto all'inizio: una rosa, ovvero un altro dei ricordi/trappola di Eva.

 

La fitta e complessa trama fatta da inganni tra sogni, realtà e fantasia e l'incalzante colonna sonora, che amplifica l’aria onirica dell’intero episodio, non possono non ricordare Satoshi Kon, che ha infatti scritto la sceneggiatura di questo episodio prima ancora di essere l’autore di capolavori dell’animazione giapponese come Perfect Blue e Paprika.

 

Il secondo episodio si intitola Stink Bomb, è diretto da Tensai Okamura ed ha un tono decisamente più leggero e sarcastico del primo, nonostante in breve tempo inizi a diventare una sorta di dramma/commedia di tipo geopolitico.

 

In questo episodio un tipico salary man scambia una medicina sperimentale commissionata dal governo presente nel laboratorio in cui lavora per una semplice pillola antinfluenzale, la sostanza però reagisce al vaccino che gli era stato somministrato la mattina stessa creando un potente effetto collaterale.

 

La “Stink bomb” diventa così proprio il povero uomo, che inizia ad emettere un terribile olezzo che mette in fin di vita esseri umani ed animali, ma che stranamente rende rigogliose piante e fiori, facendo definire l’evento dai media un “inferno in fiore”.

 

Con l’avanzare dell’episodio Otomo inserisce pian piano una profonda critica, non solo al militarismo e alla segretezza di certi esperimenti governativi ma anche ad un certo tipo di sudditanza del Giappone nei confronti degli Stati Uniti, dato che a questi ultimi viene affidato il compito di sventare questa assurda e bizzarra crisi.

 

Fantastico gli americani ce l'hanno fatta, ora seppelliamo quel disgraziato” questo è, infatti, il paradossale giubilo finale delle forze armate giapponesi alla fine dell'episodio.

 

Questo episodio appare come una simpatica mescolanza tra Il dottor Stranamore, un episodio de Ai confini della realtà  e 1997: Fuga da New York, e con quest’ultimo condivide un finale molto simile: in cui lo strapotere che voleva vincere contro il singolo innocente viene fregato sul finale.

 

Il terzo episodio si intitola Cannon Fodder ed è senz’altro il più impressionante dei tre, perchè la mano e la mente di Otomo qui sono lasciate a completo piede libero.

 

Ciò si vede già dall'assurdo Character design adottato, che non assomiglia ad alcun tipo di anime visto prima, ma sembra molto più vicino allo stile delle opere propagandistiche proprie dell’est europa.

 

E proprio di propaganda si parla in quest'episodio. Otomo crea una città colma di cannoni, in cui ci si alza pensando ai cannoni, si lavora ai cannoni, si studiano i cannoni e si dorme pensando ai cannoni; insomma: si vive per i cannoni.

 

In questa città dall’aspetto steam punk e decadente vive una popolazione fatta di personaggi privati della loro umanità, dai volti emaciati e da uno strano colorito verde che sentono a ripetizione gli stessi slogan.

 

“Sparare, bisogna sparare sempre, sparare per la patria”.

 

Oppure “nessuna conquista senza lavoro”, motto tristemente simile ad una famosa frase incisa per sempre in uno dei luoghi più tristi della storia umana.

 

Tutto ciò assume un significato ancora più grottesco perché Otomo focalizza il punto di vista su di un bambino e sulla sua tipica routine giornaliera.

 

Ci viene mostrato un inculcamento che parte dalla scuola per poi manifestarsi tristemente persino in dei disegni infantili, tramite cui il protagonista si immagina come un condottiero di cannoni non potendo far altro che sognare quell'unica verità che gli è stata raccontata.

 

Ma contro chi stiamo combattendo?” chiede il piccolo a suo padre.

 

Ma la vera domanda è: qualcuno lo sa veramente?

 

La risposta non arriva ma suona nuovamente la sveglia e inizia una nuova giornata insensata come la precedente.

 

L’incredibile critica alla guerra e al militarismo di questo episodio viene incorniciata da una regia strabiliante, un piano sequenza (seppur finto) che dà vita a punti di vista raramente visti nel mondo dell’animazione.

 

Così come Memories rappresenta uno dei punti più creativi ed interessanti per quanto riguarda l’animazione giapponese e soprattutto mondiale.