È il 1936 e a Chicago uno stravagante uomo di nome “Frank” (il mostro di Frankenstein) chiede ad uno scienziato pazzo di creargli una compagna, riportando in vita una donna deceduta.
Questo è l’incipit del film La sposa! di Maggie Gyllenhaal che riprende un passaggio piuttosto secondario del romanzo Frankenstein o il moderno Prometeo , da cui prende ispirazione anche il film La moglie di Frankenstein di James Whale.
Ma La sposa! appare solo vagamente come l'annunciato remake della pellicola del 1935, da cui riprende più che altro la brevissima cornice iniziale che vede l'intera storia come una narrazione di Mary Shelley.
Infatti, nel film della Gyllenhaal la narrazione viene completamente portata avanti dall’autrice del grande romanzo gotico in qualità di narratrice assolutamente inaffidabile, giustificando così l’assurdità della storia.
Inoltre, nel film del 1935, in maniera alquanto paradossale, la moglie di Frankenstein appare come una semplice figurazione che riempie con la sua estetica iconica gli ultimissimi minuti della pellicola, mentre nel film di Maggie Gyllenhaal La sposa è la protagonista assoluta delle vicende.
Tutto ciò finisce per sovvertire un antico stilema della narrazione che vede il personaggio femminile come una semplice accompagnatrice o divertissement romantico desiderato dal protagonista maschile. Basti pensare al modo in cui nella Bibbia Eva (nata solo per essere una compagna di Adamo) nasce da una costola dell’uomo, divenendone nulla più che un’appendice.
Dunque, La sposa! appare come una sorta di controparte al femminile del Frankenstein di Guillermo del Toro, come lo era stato Priscilla di Sofia Coppola in relazione a Elvis di Baz Luhrmann.
La matrice fondamentale è la stessa: parliamo di registe donne che sentono il bisogno di mettere al centro di narrazioni maschiocentriche l'esperienza femminile.
Il film inizia con un evento che ne dimostra già le tematiche fondamentali: un femminicidio ai danni di una donna che ha mostrato di essere troppo complicata.
Quella donna si chiama Ida, soffre di sindrome di tourette e di una “possessione” da parte della narratrice/Mary Shelley, cosa che la porterà ad essere “rinvigorita” (così chiamano la rianimazione nel film) per diventare la compagna che permetterà a Frank di non essere più solo.
Ma la “mostra” è troppo libera per permettere a chicchessia di essere incasellata in un ruolo ben preciso fin dalla sua (ri)nascita.
"Preferirei di no” con tale citazione ripresa dallo scrittore Melville La sposa (che ora viene chiamata Penelope) continua a riappropriarsi della propria autonomia e libertà di decidere per sé stessa.
Il rivale giurato della protagonista diviene una figura proveniente dal suo passato da viva: il gangster Lupino, che zittisce le donne problematiche tagliandogli simbolicamente la lingua.
In un mondo in cui “il silenzio di una donna è oro” La sposa decide di parlare costantemente: tramite i suoi vari attacchi di tourette, o dando sfogo a tutta la rabbia sua e di tantissime altre donne in una scena bellissima e assurda come quella del numero di ballo.
“Dov’è il tuo onore, dov’è la tua rabbia, pensavo fossi un mostro” così la incita la sua autrice a dare sempre sfogo a ciò che prova, al costo di diventare molto violenta.
In questo modo la protagonista darà vita ad un movimento femminile e femminsita chiamato “Attacco cerebrale", che appare simile a quello che fu nella realtà il movimento delle suffragette (ma con molto più sangue versato).
E pian piano è La sposa a scegliere attivamente Frank come suo consorte. Così, per la prima volta nell'adattamento di questa storia, è il mostro di Frankenstein a diventarne appendice ed elemento secondario.
Ciò nonostante Christian Bale, grazie alle sue doti da trasformista, dà vita ad un amabile “mostro” di Frankenstein, tramite il quale Maggie Gyllenhaal fa un magnifico omaggio alla forza salvifica del cinema. Luogo in cui Frank può nascondersi da tutto e tutti, proiettandosi all’interno dei fantastici numeri di ballo dei film danzanti alla Fred Astaire che ama vedere e rivedere, creando delle scene che ricordano la meraviglia di quelle realizzate da Woody Allen ne La rosa purpurea del Cairo.
E così come egli viene scelto dalla protagonista, anche Frank sceglie finalmente la sua compagna, che non ama più semplicemente in quanto donna generica e fuga dalla solitudine, ma per quello che lei è davvero: malata, arrabbiata e libera.
Tutte queste infinite sfaccettature di un personaggio così complesso sono perfettamente incarnate da un'attrice incredibile come Jesse Backley, che dimostra la sua assoluta istrionicità passando da un ruolo come quello della madre straziata di Hamnet di Chloé Zhao a questo assurdo personaggio dalle mille emozioni e dai mille nomi.
E alla fine il personaggio di Ida/Penny/Penelope/Ginger decide di appropriarsi della sua identità ammettendo di essere tutte queste figure messe assieme, ma di certo non la Sposa DI Frankenstein. Come la protagonista del film di Greta Gerwig annunciava la propria autoaffermazione inventandosi il nome Lady Bird, così la “mostra” decide di diventare semplicemente “La sposa”, non occupando un ruolo che le è stato imposto per nascita ma decidendo di amare restando fedele a sè stessa.
La sposa! appare come un film dalla regia istrionica e sopra le righe e con una direzione della fotografia colma di effetti visivi drammatici ed esagerati che, insieme al make-up ed alcune sequenze del tutto irrealistiche, rendono il tutto amorevolmente kitsch.
Certamente non si tratta di un film perfetto, dato che spesso sembra che ci siano davvero troppi argomenti e situazioni che vogliono essere trattati e finiscono per rimanere un po’ in superficie, non riuscendo ad avere una degna conclusione.
L’insieme rimane sicuramente meno potente rispetto ad un prodotto che gli assomiglia molto come Povere creature!, sia per la rivisitazione della storia di Frankenstein che per gli spunti femministi. Ma con esso certamente la regista ha dimostrato di avere una visione propria e unica che rende inequivocabilmente questo film LA (motherfucking) sposa! di…Maggie Gyllenhaal.
