I migliori 10 film italiani del 2025

I migliori 10 film italiani del 2025

«Siamo ai titoli di coda»

Questo è lo slogan che un comitato di lavoratori e lavoratrici dello spettacolo ha deciso di adottare come proprio nome per organizzarsi, educarsi e protestare contro il proprio settore: quello cinematografico. Non una domanda, un’ipotesi o una retorica, ma un’affermazione dello punto a cui è arrivata l’industria cinematografica italiana da parte di chi, quell’industria, l’ha sempre tenuta in vita: le maestranze. È facile, oltre che legittimo, trovare nel governo corrente anche una causa di questo inevitabile tracollo, dell’accelerazione di questa crisi: tra le indagini giudiziarie per l’irregolarità dei fondi pubblici per grandi titoli degli ultimi anni, lo smantellamento sempre più pesante del tax credit, il taglio progressivo dei fondi per il cinema, film come Albatros che ricevono 1,7 milioni di finanziamenti statali, ci sono, anche, i lavoratori e le lavoratrici. Ci sta una disoccupazione nel settore, nell’ultimo anno, del 90%, il 66,7% di maestranze che non percepiscono la Naspi e più del 50% che non ha lavori futuri in programmazione. C’è un settore in ginocchio che ha tutto il diritto di sostenere di essere ai titoli di coda. Al capolinea.

E noi spettatori?
E la sala?

Noi guardiamo e ci interroghiamo. Giudichiamo e riflettiamo. Stiamo ad osservare un’arte la cui morte viene annunciata periodicamente da quando è nata. Guardiamo il cinema italiano di quest’anno e non sappiamo se stiamo più al di qua o al di là. Il nostro compito è solo quello di gridare al capolavoro o allo scandalo? Indignarci o stupirci? Dovremmo apprezzare il poco che rimane e affossare il molto che avanza?

È uscito Buen Camino e solo una parte della filiera cinematografica ne ha beneficiato: la sala. I cinema sono tornati a respirare e un buon cinefilo non può che fare la sua parte, anche in questo caso: comprare un biglietto, commuoversi del momento e poi, alla fine, rendersi conto della tragicità di questa esperienza. L’esercizio cinematografico in apnea fino a Checco Zalone. Quanto può durare questo ossigeno?

Solo domande finora, e ne manca ancora una. Tenendo conto dell’arbitrarietà, parzialità e anche inutilità delle classifiche, una volta stilata quella del cinema italiano, di questo cinema italiano, ci può solo chiedere: per chi sono le classifiche?

Questa classifica/lista/elenco/lungariflessioneintervallatadaminiriflessioniperognifilm vuole puntare una torcia dentro la caverna in cui è rintanato il cinema italiano. Senza troppe dita puntate verso il pubblico, ma con tanti occhi giudicanti che guardano al sistema produttivo e distributivo, questo è lo sguardo sincero di un povero cinefilo grato solo di una cosa: che il cinema esiste ancora.


Prima di cominciare la classifica/lista/elenco/lungariflessioneintervallatadaminiriflessioniperognifilm vorrei dedicare un paio di righe ad un film visto in anteprima, che verrò distribuito con tanta fatica il prossimo anno e che credo riassuma perfettamente il senso di questo articolo e la condizione del cinema italiano.

Sto parlando di Sciatunostro di Leandro Picarella. Cinema restituito a sé stesso: al respiro del tempo. Un’opera che ci ricorda di respirare, dalla storia alle immagini, dai suoni all’archivio. Lo ricorda a noi, a sé stessa e prova a ricordarlo al cinema italiano. Questa perla nascosta si fa portatrice e metafora di tutto ciò che questa lunga riflessione su quest’anno cinematografico porta con sé: del segreto e del respiro, del passato e del futuro, della crisi e della speranza.

Non mi va di parlarne troppo, voglio custodirlo con me. Andatelo a vedere quando esce.