ʺCime tempestoseʺ di Emerald Fennell si presenta come una rivisitazione pop contemporanea del romanzo di Emily Brontë.
Non c’è una fedele aderenza al testo originario, ma una libera interpretazione, più audace e carnale, di una passione che si avvia e si concretizza nei rapporti fra i due protagonisti.
La celebre e tormentata storia d’amore fra Catherine Earnshaw e Heathcliff resta al centro dello scenario, ma viene filtrata attraverso uno sguardo provocatorio, che accentua la dimensione sensoriale e ossessiva del loro legame più che la sua cornice gotica.
Se nel romanzo il fervore si consuma in un intreccio di orgoglio e conflitto, qui l’attenzione si sposta sull’attrazione come linguaggio primario del sentimento.
La chiave di lettura che anticipa il taglio attribuito dalla regista si intuisce fin dai primissimi secondi.
Infatti, la camera indugia sui genitali di un uomo condannato; un’immagine spiazzante e programmatica che rivela immediatamente la centralità del corpo e la sofferenza nella costruzione del racconto.
La sensualità si manifesta in modo esplicito, sebbene priva di nudità, e si costruisce attraverso movimenti, respiri, suoni e baci che evocano la vicinanza dei protagonisti, intrecciando eros e tensione emotiva.
Questa pulsione emerge con forza nella scena in cui Heathcliff si china su Catherine per coprirle occhi e bocca, mentre la giovane assiste di nascosto a un incontro fisico tra Joseph e la domestica.
Un gesto ambiguo, sospeso tra gioco infantile e controllo, che la protagonista rivivrà poi nella propria intimità con il marito, quasi a testimoniare quanto quel momento emotivo e materiale abbia segnato la sua esperienza del desiderio.
Si tratta, insomma, di un amore tormentato, nascosto e viscerale, come suggerisce la frase ʺlui è più me di quanto lo sia ioʺ.
Due corpi ma un’unica anima, come esplicitato dall’iconica dichiarazione: ʺdi qualunque cosa siano fatte le nostre anime, la sua e la mia sono ugualiʺ.
Un legame che resiste al tempo, alle scelte sbagliate e alle pressioni sociali e che si riaccende quando finalmente si ritrovano e si amano davvero.
È un’unione totalizzante e distruttiva, destinata a consumarsi fino all’estremo.
Una passione che non contempla la sopravvivenza dell’uno senza l’altra e che, dopo la morte di Catherine, conduce Heathcliff a spegnersi, suggellando l’idea romantica e tragica di un destino condiviso oltre la vita stessa.
La transizione dalla fanciullezza alla maturità dei protagonisti rafforza questa lettura.
Il passaggio dai volti dei giovani Catherine e Heathcliff, interpretati da Charlotte Mellington e Owen Cooper, a quello della coppia adulta segna l’evoluzione di un’emozione che perde ogni innocenza per trasformarsi in ossessione e desiderio.
Si cerca sempre di mantenere una continuità tra infanzia e età adulta, come nel simbolico riferimento al blu del cielo o nel gesto in cui il giovane afferra la caviglia della ragazza mentre lui si nasconde sotto il letto.
Più che una narrazione scandita dai dialoghi, le sequenze di immagini giocano un ruolo chiave.
In questo impianto registico, l’azione prevale sulla parola che, misurata, si carica di significati precisi ma lascia poco spazio alla costruzione introspettiva dei caratteri tormentati.
Sono i sentimenti a guidare i meccanismi del comportamento, ma vengono evidenziati soprattutto attraverso un’accesa passione, come se si volesse tradurre quell’amore assoluto in qualcosa di tangibile.
A esaltarlo contribuisce la potenza scenica di Margot Robbie e Jacob Elordi, la cui presenza fisica diventa veicolo primario dell’intensità emotiva anche alla fine.
Grazie al richiamo visivo alla scena in cui le figure centrali sono ancora bambini, la conclusione acquisisce una profondità che evita il rischio di risultare piatta, restituendo invece tutta la densità drammatica di un amore destinato, fin dall’inizio, a consumarsi fino all’ultimo respiro.
Molto forti sono le scene cupe in cui spicca il colore rosso come quello del sangue del maiale sacrificato all’inizio del film che anticipa simbolicamente quello che Catherine perderà poco prima di morire.
Un pigmento acceso che ritorna nelle gonne ampie e nei vari abiti studiati nei minimi dettagli; cifra di un’estetica pop-barocca consapevole attraverso cui la regista definisce la personale interpretazione dell’opera, trasformando il tormento romantico in un’esperienza grafica intensa e sensoriale.
Citati sono anche i personaggi secondari con cui si intende toccare brevemente alcuni temi come la condizione della dama di compagnia Nelly, interpretata da Hong Chau, che evidenzia i compromessi e i tradimenti necessari a salvaguardare la posizione finanziaria.
La calcolata razionalità di Nelly si inserisce in una trama dominata dalla passione dei protagonisti, mostrando come essa travolga anche chi non è direttamente coinvolto, come Edgar e Isabella Linton, intrecciando desideri e gelosie in un dramma collettivo.
Alcuni aspetti visivi, come la differenza tra le due dimore principali, sembrano alludere alle differenze legate al contesto sociale.
È interessante osservare come l’elevazione economica di Heathcliff non vada di pari passo con quella culturale, come gli sottolinea Isabella, ricordandogli che lui non sa scrivere, nonostante possieda la ricchezza necessaria per sposarla e acquistare la casa in cui era arrivato da bambino.
Tutto ciò viene messo in evidenza dalla regia, che non teme di inserire elementi dell’osceno e del grottesco.
Il primo piano sul vomito del padre, i cui denti diventano progressivamente sempre più neri, contrasta con il candore delle pareti della camera di Catherine, richiamando il pallore della sua pelle che, verso la fine, diventa livida, in un chiaro movimento verso la decadenza.
Una tensione permanente tra fascino, disagio e brutalità attraversa tutto il film, in cui si inseriscono vari richiami a celebri opere cinematografiche che hanno fatto la storia di questo mondo.
La rilettura di Emerald Fennell trasforma ʺCime tempestoseʺ in un’esperienza ottica e sensoriale in cui ogni elemento concorre a costruire una narrazione dalla forte potenza visiva e scenografica.
Il filo rosso che unisce i due protagonisti e il legame che resiste al tempo e alla separazione si traduce in gesti, sguardi e scelte cromatiche, dando corpo e intensità a un amore travolgente e tragico, richiamando quello di Romeo e Giulietta, citato da Isabella nelle prime scene.
