Dolor y gloria (2019) di Pedro Almodóvar: La Recensione

Almodovar ritorna e si racconta: tutta la sua vita in Dolor y gloria

Dolor y gloria - frame del film

Successo e fallimento. Oggi tutto ci spinge a fingere una felicità impossibile, piena di tramonti e trofei professionali da mostrare al mondo. Il successo è più che mai una vetrina, uno schermo sul quale fare scroll, un reality show dove portare la tua canzone e diventare famoso.
E mentre noi siamo condannati al fallimento di credere che il successo sia questo, Almodovar ci contraddice con una delle sue opere migliori negli ultimi anni.

Per la terza volta, dopo La legge del desiderio e La mala educaciòn, il protagonista della storia è un regista Salvator Mallo che incontriamo nella prima scena sommerso. Questa immagine letterale (lo vediamo sott’acqua) ma allo stesso tempo metaforica, racconta la storia di un uomo depresso.
Vuole isolarsi da un mondo che lo travolge, ma questo lo supera. Ogni nota, odore e frase che percepisce lo rimanda a quelle perdite irrecuperabili, come la morte di sua mamma. Fa in modo che durante i pochi secondi consentiti dai suoi polmoni malconci di non lavorare, non ci sia l’ingresso di qualsiasi stimolo sensoriale. E’ In fuga da un passato amaro e allo stesso tempo nega il suo futuro poiché vittima di un blocco creativo che, vedremo, può essere curato solo risolvendo i conti con il passato.

Il film ripercorre le sue relazioni dopo decenni, i primi amori, il rapporto con sua madre, qualche attore con cui ha lavorato, gli anni Ottanta ma anche il suo presente che ora è vuoto e lo tiene legato a questo malessere.
Così, i primi minuti del film, vanno lenti e spensierati con un Antonio Banderas che indossa gli stessi abiti dai colori vivaci, la stessa capigliatura spettinata e imita i gesti dell’autore di Volver.
“Dolor y Gloria” può essere interpretata come l’opera autobiografica più sobria e sincera del cineasta. Il film respira di una certa semplicità e spontaneità lontane dall’horror vacui che, d’altra parte, ha sempre contraddistinto gran parte delle sue opere.

Dolor y gloria - frame del film

Così, il ritratto di questa vita ormai insignificante, si insinua gradualmente nell’animo dello spettatore che finisce per soccombere al suo strano e oscuro “incantesimo” rimanendone affascinato.
Da segnalare, infine, che al di là della tristezza che scorre nel film e l’eccesso di dialogo che caratterizza alcuni personaggi che spiegano fin troppo (come fa lo stesso regista quando presenta ogni film nella vita reale), Dolor y gloria si erge, soprattutto, come un’ode d’amore per il cinema: il grande schermo bianco salvò quel bambino sensibile da un ambiente avverso e, decenni dopo, aiuterà l’artista maturo a superare le avversità di salute, gli errori e il tempo.
Con questo film, Pedro Almodóvar firma la fine di quella trilogia che ha portato avanti per oltre 32 anni con l’obiettivo di raccontare la sua vita ma anche il suo animo che ha sempre definito oscuro.

Voto: 7.5

A cura di Anna Maria Graziano

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