Recensione di “Vice – L’uomo nell’ombra”

Vice: la vera storia un “fantasma”

Vice

Molto spesso siamo costretti a subire piatti biopic di uomini potenti ed illustri, ma non è questo il nostro caso.
Adam McKay, dopo “La grande Scommessa”, ritorna sul grande schermo più affamato che mai dando vita ad un ritratto innovativo e complesso di una delle figure più nascoste e controverse del ventunesimo secolo: il vicepresidente Dick Cheney.
McKay si serve di una narrazione originale per raccontare la storia oscura di un America scossa da scandali e terrorismo, dove la macchina burocratica americana aveva assoluto potere su delicatissime questioni internazionali.
Dick Cheney, interpretato da un meraviglioso trasformista, Christian Bale, è un personaggio taciturno  determinato a raggiungere i suoi scopi.
Questo è affiancato da sempre e per sempre da sua moglie, una straripante Amy Adams, che fin da giovane spronava e assecondava quello che un giorno sarebbe diventato uno degli uomini più potenti del mondo.
Il regista statunitense aveva un pesantissimo onere: riuscire a spiegare come, quando e perché un burocrate così spietato abbia accentrato così grandi poteri nelle sue mani.
McKay si serve di un personaggio interno alla storia onnisciente che narra il cursus Honorum di Cheney, potendo così chiarire con immediate e pratiche spiegazioni tutto l’intreccio politico del vicepresidente più discusso della storia americana.
Con queste premesse il film dovrebbe essere o un avvincente Legal thriller o un commovente dramma politico, invece McKay riesce a farci ridere e anche di gusto in alcuni casi. Questo è il vero successo della pellicola.
La sceneggiatura è snella e brillante, strizza l’occhio al docufilm e viaggia sul filo fra satira e dramma. McKay per rendere di facile comprensione, leggi e meccanismi della Casabianca, usa delle grandi scritte sullo schermo e alcuni filmati originali, volutamente in bassa risoluzione, per sottolineare lo stacco cinematografico.
Infine “Vice- L’uomo nell’ombra” è un formidabile affresco di un America spaventata e assolutistica, dove Mckay fa luce su diversi punti nodali di quel periodo, non tralasciando mai la sua vena satirica e per brevi istanti quasi parodistica.
Le uniche reale pecche di questo film sono: l’incipit un po’ troppo sbrigativo e un finale, seppur giustamente contestualizzato, troppo telefonato.
P.s. Una menzione speciale va a Christian Bale simbolo del sacrificio artistico, poiché ha accettato di ingrassare di 20 kg per poter essere in tutto e per tutto Dick Cheney.

Voto: 8.5

A cura di Torquemada

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