Recensione Suspiria (2018) – A cura di Solzimer

“Bene” e “Male” non sono nulla di fronte al destino.

Luca-Guadagnino-Suspiria-2018_-Courtesy-Amazon-Studios-1-1.jpg

 

Trama

 

1977, Susie si trasferisce a Berlino per studiare nella compagnia di ballo Markos Tanz Company, sostituendo Patricia, che si sa essere misteriosamente scomparsa (ipotizzando motivi politici) e di cui si vede una conversazione con il proprio analista, il Dr. Jozef Kemplerer, in cui fa riferimento ad alcune forze oscure presenti nella scuola. Quest’ultimo inizierà delle indagini per capire cosa accada realmente in quella scuola. Nel mentre Susie va sempre più in contro a una realtà oscura e inaspettata. Come finirà questo vortice tra archetipi irrazionali e ragione umana?

Qui il trailer.

 

Analisi

 

Luca Guadagnino torna nelle sale con Suspiria, un omaggio a Dario Argento che tutto è fuorché un re-make.

La storia, per quanto simile in fase iniziale, prende direzioni completamente differenti, con alcuni tocchi di classe che rendono quest’opera un dimostrazione del regista di saper superare sé stesso.
Come la scelta di ambientare il tutto nel 1977, anno di uscita del film di Argento.

Soprattutto dopo Chiamami col tuo nome che, nonostante l’indiscussa potenza della sceneggiatura, si era mostrato deboluccio dal punto di vista meramente registico con troppe sequenze che favoriscono il sonnecchiare sulla poltrona.

Con l’intento di creare molto più di un semplice horror, Guadagnino va a indagare quelle forze oscure che governano il mondo e che vengono prima dell’uomo, della religione e di Dio stesso.

L’impegno verso una comunicazione più profonda c’è fin da subito, quando viene mostrato il libro di Carl Gustav Jung sulla psicologia del transfert. Offrendo una chiave di lettura alternativa a quella apparente, che mira a una semplice domanda:

” Posso risolvere il mio dolore attraverso qualcun altro?”

Da qui i sei atti del film (7 con l’epilogo) vanno a costruire un climax assediante e claustrofobico dove le “cause di forza maggiore”, a cui spesso ci appelliamo, prendono una forma, un volto e un nome. Di fronte a Susie, interpretata da una splendida Dakota Johnson, che muta lentamente da vittima passiva e inerme a direttrice d’orchestra.

In parallelo si staglia la figura del Dr. Jozef Kemplerer, a rappresentare quell’istintivo “non è possibile” di ogni uomo di fronte al sovrannaturale.

Sarà lui stesso a spiegare questa reazione spontanea con una frase che fa da base d’appoggio a tutto il film:

” Il delirio è una bugia che dice la verità.”

Così questo dramma angosciante di streghe (in un senso completamente diverso da quello canonico), forze oscure, sacrifici e demoni, trova una risoluzione nel fatto che male e bene sono una divisione adatta solamente a noi mortali.

E che lì, dove albergano entità ancestrali, la dicotomia diventa piuttosto quella tra “previsto dal destino” e “contro il destino”.

Ciò che rende questa pellicola un’opera eccellente, soprattutto dal punto di vista della comunicazione, è il sovrapporsi di queste due realtà (quella umana e quella ancestrale).
Attraverso, non a caso, la danza, che fa da espressione dell’estetica dell’uomo e da rivelatrice di quello che l’uomo, inconsciamente, si porta dentro.

Insomma, un film non adatto a chi vuole due ore di relax né a chi non è pronto a mettersi in discussione e a riflettere a lungo anche dopo la visione.

Un film che lancia messaggi che sono pezzi di un puzzle da ricostruire poi con calma e dovizia di particolari.

Un film che se vuoi andare a vederlo solo per poter poi dire con la puzza sotto il naso che “il primo è molto meglio”, allora puoi startene a casa.

Ma soprattutto, un film che va oltre e che prova a portarti con sé.
Sarai in grado di affrontare questo viaggio?

Voto: 9

Recensione a cura di Solzimer

Per Saperne di più:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *