Recensione di “Van Gogh – Sulla soglia dell’eternità”

 

recensione Van Gogh - sulla soglia dell'eternità

Sensibilità. Se dovessi scegliere una parola per descrivere il film sarebbe questa. Il film analizza l’ultima parte della vita di Van Gogh soffermandosi sul Travaglio esistenziale che lo tormenta e sul perenne senso di distacco che sembra essere su tutti, il punto debole del pittore. Egli infatti passa molto tempo in solitudine se non quando il fratello Teo passa a trovarlo. Il rapporto tra i due fratelli è colmo di amore e affetto ed è l’unico legame veramente presente all’ interno della vita di Vincent. Teo lo protegge e lo mantiene comprando i quadri del fratello in modo tale che Vincent possa esprimere quell’unico talento che, come dice lo stesso pittore, Dio gli ha riservato. La seconda figura davvero importante nella vita di Van Gogh è quella di Paul Gauguin che vive con Vincent per un breve periodo condividendo idee di tecnica e futuro della pittura. Il rapporto è stimolante per Vincent e per la prima volta non sente su di se l’incombenza della solitudine, sua più grande nemica. La scelta infatti di riportare molti silenzi all’interno della pellicola è pochi dialoghi esprime appieno questa oscura presenza all’interno della sua vita. Quando infatti Gauguin decide di andare a Parigi Vincent si fa sopraffare dal dolore e più che mai il distacco lo avvicina sempre più alla pazzia a tal punto da portarlo a vivere per un periodo di tempo in una casa di cura. Il motivo scatenante che lo ha portato nel centro di recupero è il fatto che si sia tagliato l’orecchio dandolo alla locandiera con lo scopo di mostrarlo a Paul e convincerlo a tornare. Inizia quello che probabilmente è il periodo più florido della sua carriera in cui dipinge in 80 giorni 75 quadri. Analizzando i quadri comprendiamo che VanGogh credeva in una sorta di panenteismo religioso, ovvero nella presenza di Dio in ogni cosa della natura. Egli infatti rappresenta la natura in quanto espressione dell’essenza di Dio e lo Fa utilizzando colori luminosi e usando tanto colore ad ogni pennellata a tal Punto da creare l’idea di spessore sulla tela. Tecnica e soggetto che non viene compreso da chi lo circonda, anzi passerà la sua intera esistenza nell’incomprensione e nella derisione totale di chi lo circonda eccetto per le due figure sopra citate.

recensione Van Gogh - sulla soglia dell'eternità

Dal punto di vista tecnico la regia è magistrale nel riportare tramite riprese in movimento la frenesia del protagonista nel dipingere ed esprimersi Salvo poi trovare calma di fronte a paesaggi immersi nella natura. Troviamo grandi contrasti tra i colori e il binomio oscurità e luce è più che mai presente all’interno del film. La colonna sonora è incalzante seppur con la quasi esclusiva presenza del pianoforte. Da sottolineare una magistrale prova di Willem Dafoe che riesce a esprimere appieno la personalità e la sensibilità di uno dei più grandi artisti della storia (nonostante da vivo abbia venduto un solo quadro e sia morto in miseria). Un’opera di accurata raffinatezza che merita di essere vista più di una volta.

A cura di Shangai

Voto 8.5

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