Recensione di “The Children Act – Il verdetto”

TThe Children Act - Il verdetto

Per un giudice, è sempre complesso prendere una decisione. Si devono ponderare tutte le possibilità e scegliere non quella che si ritiene più giusta in assoluto, ma quella che ha ottenuto la maggiore forza a seguito del contraddittorio tra le parti. Un giudice non può farsi guidare dai propri desideri, dalle proprie convinzioni; l’unica chance che gli viene data in questo senso è cercare di trovare, nelle posizioni portate dai soggetti in causa, una base solida per una propria idea di giustizia.
E proprio la dicotomia giustizia personale, propria di ognuno di noi, e giustizia “legale” è al centro di The Children Act – Il Verdetto. Questa contrapposizione si sviluppa in modi sempre nuovi, a partire da quando Fiona Maye, giudice dell’Alta Corte britannica esperta in diritto di famiglia, si trova a dover decidere di un caso in cui un ragazzino di 17 anni, Adam Henry, e i suoi genitori, tutti e tre Testimoni di Geova, rifiutano una trasfusione di sangue per Adam stesso, ritenendo che sarebbe contraria al proprio credo. Fiona allora deciderà di andare a trovare il ragazzo in ospedale, per capire se la scelta sia effettivamente sua oppure data da un’eccessiva influenza dei genitori, e da questo momento tra i due si instaurerà un legame speciale, tra una donna sempre impegnata con il lavoro (che perciò sta affrontando una crisi all’interno del proprio matrimonio), senza figli e senza altro che i propri impegni da magistrato, e un ragazzo giovane, pieno di vita nonostante la malattia e le debolezze fisiche. Il vincolo tra i due si stringerà ancora più fortemente quando Fiona deciderà che il ragazzo dovrà avere la trasfusione, in quanto ancora minorenne. Ma i due saranno pronti a quello che li aspetterà poi?
In questa trasposizione del libro “La ballata di Adam Henry” di Ian McEwan, le vere protagoniste sono le emozioni: quelle che prova Fiona, travolta dal lavoro ma volenterosa di fare la differenza; quelle che colpiscono Adam, che per la prima volta si sente libero e carico come non mai; quelle che caratterizzano Jack, marito di Fiona, che ama non solo la moglie ma anche la propria vita e non vuole “sprecarla”; quelle che coinvolgeranno lo spettatore, che a più riprese si troverà di fronte a delle scelte che sarebbero difficili da prendere per chiunque si trovasse nella stessa situazione dei personaggi.
Per questa necessità, di tirare fuori emozioni viscerali dell’animo umano, la scelta di Emma Thompson per interpretare il giudice stacanovista è più che azzeccata. L’attrice premio Oscar sa come caratterizzare al meglio la propria Fiona, donna forte e sicura di sé che pian piano si vede il mondo attorno crollarle addosso, senza che ormai possa farci più nulla, lei che aveva sempre risolto tutti i problemi che le si erano presentati di fronte. Per questo motivo, le emozioni di cui sopra faticano a farsi strada sul volto della donna, e la Thompson mostra questo contrasto interiore con espressioni più che comunicative: non è necessaria la parola, basta il volto, basta la tensione di tutto il corpo che, stremato, cederà prima o poi.
Richard Eyre, conscio della maestria di chi gli sta attorno (ricordiamoci che oltre ad Emma Thompson, sono presenti Stanley Tucci e l’astro nascente Fionn Whitehead), coglie ogni minimo cenno, ogni microespressione funzionale allo scopo, e li mostra con una forza enorme a chi sta guardando la pellicola. In questo, il silenzio svolge un ruolo fondamentale, perché è proprio nel silenzio che la potenza dell’animo arriva dritta come un pugno nello stomaco, lasciandoti stremato a tua volta.

The Children Act - Il verdetto

A tutto ciò, si vanno ad aggiungere, per completare il quadro, le luci scelte per accompagnare le scene cruciali, a volte in opposizione al sentimento generale del momento, a volte invece finalizzate ad accentuare proprio ciò che si sta sentendo. Così una luce brillante accompagna sia il primo incontro tra Fiona e Adam, sia il momento straziante in cui Fiona, dopo aver ricevuto una certa lettera, canterà la Sua canzone.
Una pellicola che fa riflettere, che fa arrabbiare, che ci fa scontrare con la potenza delle convinzioni personali, contro cui nulla può avere la meglio.

A cura di Jacopo Lolli

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