Recensione di “Wonder Woman”

 

Wonder Woman

Diana, figlia della regina delle Amazzoni, vive sull’isola di Themyscira, donata alle Amazzoni stesse da Zeus. Qui lei sogna di diventare un’abile combattente proprio come la zia Antiope, condottiera dell’esercito. Un giorno Diana salva il capitano Steve Trevor, una spia americana intrufolatasi tra le fila tedesche durante la Prima Guerra Mondiale, capitato per caso nelle acque dell’isola a seguito di un incidente aereo. Diana, convinta che dietro il conflitto si celi Ares, dio della guerra crudele e sanguinario, decide di seguire il soldato nel mondo degli umani, per porre fine alle loro disgrazie.
Sicuramente il film più riuscito dell’universo esteso DC (accolto benevolmente sia dal pubblico che dalla critica), “Wonder Woman” si distacca dalle precedenti pellicole, virando verso un’impronta più ironica e meno seriosa. C’è spazio per battute, momenti leggeri, i personaggi non si prendono eccessivamente sul serio come in altri film era successo con Batman e Superman. E tutto questo giova, perché si sa che “il troppo stroppia”.
Finalmente si ha un lungometraggio a tema supereroi con una protagonista femminile riuscita e convincente, grazie anche e soprattutto all’interpretazione di Gal Gadot. Diana è sicura di sé, forte, determinata, ma non solo. Si prende anche lo spazio per i sentimenti romantici (a lei del tutto nuovi, non essendoci uomini su Themyscira), che in alcuni momenti le danno la forza necessaria. Questo non vuol dire che dipenda da Steve; ma una donna può essere decisa e vincente anche con a fianco un uomo.
Infatti, in questa pellicola gli uomini sono sempre “a fianco”. La vera protagonista è Diana, Steve e gli altri compari non fanno altro che aiutarla, se non addirittura seguirla, riverenti e consci della sua superiorità, sebbene una certa insicurezza iniziale (frutto della società maschilista dominante).
Ritenendo che il film sia il migliore tra quelli del DC Extended Universe, non vuol dire che “Wonder Woman” sia senza difetti. Innanzitutto, molti personaggi secondari sono rappresentati e scritti malamente, inseriti solo perché funzionali (e neanche tanto) allo svolgersi degli eventi.

Wonder Woman

A questa scarsa caratterizzazione si va ad aggiungere l’inserimento di sketch non sempre riusciti (come la scena sulla barca, con un’eccessiva sessualizzazione delle battute). Il tutto unito da scene di lotta a rallentatore ed effetti speciali che ti fanno rimpiangere moltissimi film della Marvel.
In tutto ciò, il tocco della regista Patty Jenkins riesce comunque a risollevare la sceneggiatura a tratti disorganizzata della pellicola, regalando agli spettatori due ore di sano svago. Evidentemente, per dare un tono al DC Extended Universe, servivano proprio delle donne.

A cura di Jacopo Lolli

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