Recensione di “Sulla mia pelle”

Un film necessario, che non si risparmia davanti a niente.

Sulla mia pelle

Presentato come film di apertura della sezione “Orizzonti” a Venezia, Sulla mia pelle (2018) racconta l’ultima settimana di vita di Stefano Cucchi. Come è ben noto a tutti, il caso Cucchi è un fatto di cronaca nera accaduto a Roma il 22 ottobre del 2009, quando il giovane morì in custodia cautelare per le gravi lesioni corporee.
La pellicola accolta con sette minuti di applausi, è un film duro e potente. Non è la classica pellicola buonista che non si espone da nessuna delle due parti, sottolineando solamente il fatto in questione. Sulla mia pelle si spinge oltre. Se la prima parte del film è tanto feroce quanto assurda, per le modalità di arresto e detenzione, la seconda parte, invece, ti sbatte in faccia l’efferatezza umana. Un uomo indifeso e già arrestato, che viene ridotto in fin di vita, senza un apparente motivo.
Ma con tutto ciò, il regista non salva la figura di Stefano, perché attraverso i genitori, ma soprattutto con il padre, ottimamente interpretato da Max Tortora, riesce a mettere in risalto il decadimento e le colpe del ragazzo, uscito dalla comunità, ma ricaduto nel tunnel della droga e dello spaccio.
La pellicola è dominata dai silenzi, quasi assordanti, quelli che arrecano angoscia allo spettatore. Stefano, portato in scena da un gigantesco Alessandro Borghi, per più di un’ora non ha praticamente dialoghi all’interno del film, ma la sua figura diventa solo un gioco di espressioni e movenze, rappresentanti la resa completa del giovane e il prepararsi alla morte imminente.
La regia di Cremonini tallona il protagonista, non gli lascia tregua. Il pubblico non riesce mai a distogliersi la sua faccia dagli occhi, Stefano è costantemente lì, inerme. Ed è proprio questo il merito del regista, quello di non farti quasi mai respirare, di farti uscire dalla sala disgustato dalle atrocità che possono accadere in un posto apparentemente sicuro come la caserma dei carabinieri. Poco curata tutta la storia della sorella Ilaria, che nella realtà, ha iniziato una dura battaglia legale nei confronti dello Stato per aver giustizia su Stefano.

Sulla mia pelle
In sintesi, il film è un ottimo lungometraggio di denuncia, ben riuscito e senza particolari difetti. La regia è pulita, fa quello che deve fare dal primo all’ultimo minuto, senza perdersi in inutili virtuosismi. La colonna sonora è pressoché assente, perché devono parlare le immagini. Ma la cosa che onestamente fa più rumore è il comparto attoriale. Se tutti gli attori di supporto, capitanati da Max Tortora, svolgono un ottimo lavoro, Alessandro Borghi, nei panni del protagonista, tira fuori una delle più belle e sentite interpretazioni degli ultimi anni. A testimonianza che il cinema italiano si è svegliato, che non stiamo più a guardare e qualcosa vogliamo dirla anche noi. Finalmente.
Sulla mia pelle è nelle sale dal 12 settembre e nello stesso giorno sarà disponibile anche su Netflix.

Voto: 8.25

A cura di Kowalski

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