Recensione di “Hereditary – Le radici del male”

Hereditary è molte cose, è un film dell’orrore, un dramma familiare e un thriller psicologico. Il film si apre con l’annuncio di un lutto: la matriarca Ellen Graham è morta e, dopo un meraviglioso piano sequenza iniziale, siamo subito proiettati al suo funerale, dove conosciamo la sua famiglia: la figlia Anne (Toni Colette) con cui aveva un rapporto conflittuale, il genero Steve (Gabriel Byrne), i nipoti Peter (Alex Wolff) e la giovane Charlie, che scopriremo essere stata la sua preferita (Milly Shapiro). Da questo momento le dinamiche tra i vari componenti della famiglia andranno ad approfondirsi, rivelandosi profondamente disfunzionali nei rapporti, specialmente tra Anne e suo figlio Peter. La pellicola ha un ritmo crescente che ricorda i vecchi film dell’orrore come Rosemary’s Baby (1968) e Shining (1980), ma il parallelismo tra Hereditary (2018) e questi classici non è solo qui: la regia si dimostra molto sopra la media, con movimenti di macchina mai banali e sempre funzionali alla narrazione. Ari Aster confeziona un film dell’orrore che fa davvero paura, senza doversi affidare al meccanismo del “jump-scare” che va ormai tanto di moda, contrapponendosi a quei film dell’orrore “teen” che escono da quasi dieci anni. Gli attori sono tutti bravissimi, Toni Colette dà il meglio di sé nell’interpretare una madre che non si rassegna fino alla fine, al punto di trovarsi in un abisso di follia. Bravissima anche la giovanissima Milly Shapiro, che riesce a essere inquietante e tenera allo stesso tempo.

Hereditary

La fotografia di questa pellicola è un personaggio a sé, un ibrido tra i colori cupi di The Conjuring e i toni freddi di Dunkirk, che coadiuva la vicenda accentuando le performance degli attori e i meravigliosi movimenti di macchina di Aster.
Altra nota di merito la colonna sonora che, quando presente, risulta davvero inquietante dando ancora più spessore e carica ai momenti disturbanti.
Il film non presenta particolari difetti, anche se alcuni dialoghi sul finale possono risultare un po’ grotteschi (hanno causato ilarità in sala tra i più giovani) e alcuni particolari non vengono approfonditi.
Per il resto Hereditary è un grande esordio alla regia, che riesce a infondere del sano terrore in modo graduale, strizzando l’occhio ai grandi classici del genere e che, sulla scia di The Witch (2015) e Babadook (2014), riesce a portare qualcosa di nuovo a un genere che ormai stagna nel già visto o nel banale.

Voto: 8.5

A cura di Federico Antosiano

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