Nebraska: Storia di un presunto sogno

-Ho fatto un sogno veramente assurdo.
Camminavo, camminavo e basta, con l’incedere di un battaglione. Era proprio un sogno, normalmente trascino i piedi per qualche decina di metri cercando un posto dove sedermi. Mentre sono impegnato nella mia instancabile marcia sento un clacson. Vedo dietro di me un uomo, quell’ignavo di mio figlio David, troppo buono per essere ambizioso troppo scemo per fare il cattivo.
Comunque quel nasello bollito inizia a tempestarmi di domande che io non capisco, perché non mi voglio sforzare, l’ho già detto che sono pigro, annuisco e tiro fuori un biglietto stropicciato e urlo spazientito -Ho vinto un sacco di dollari, vado a prenderli. –
Non so come, non so perché, mi ritrovo seduto sulla poltrona di casa fissando un pelo incastrato nelle moquette. David in cucina discute animatamente con la bisbetica (mia moglie), sento solo: – papà non ragiona vuole andare a piedi in Nebraska per ritirare un milione di dollari-. “UN MILIONE DI DOLLARI?!” penso io. “Assurdo ho vinto un milione di dollari e mi vogliono mandare a piedi, che indecenza, manco un minimo di rispetto”, rimuginando fra me e me.
Allora mi alzo, mi appoggio con la spalla conto lo stipite della porta ed esclamo – Qualcuno mi dà un passaggio? – David mi guarda rassegnato per qualche secondo e boffonchia – Dai su, andiamo –

Nebraska

Dopo alcuni minuti, mi ritrovo in macchina con quel lemure spaventato, mi fissa, mi parla e poi rifissa, ma io ho capito il suo gioco e io gioco al mio: quello della mummia. Rimango immobile, non rispondo a qualsiasi stimolo. Sono troppo forte e il mio avversario dopo poche ORE abbandona qualsiasi velleità.
Ho sempre desiderato un nuovo furgone, soprattutto da quando mi hanno tolto la patente per anzianità. Su questo rifletto molto, specialmente quando ho un idiota affianco a cui è permesso di guidare. I pensieri corrono veloci nei sogni, ma quella volta volavano, quindi afferro il volante e inizio disperatamente a prendere il controllo dell’auto e dopo alcuni minuti un gigantesco boato e riapro gli occhi proprio qui. –

– Va bene Woody, ma non puoi ogni giorno raccontarmi quello che è successo due mesi fa, almeno cambia la storia. –
– Quale storia? Due mesi fa manco ero al mondo, chi se lo ricorda, pretendi troppo mio giovane amico-
– Pazienza Woody, lascia perdere –
– Sai ho fatto un sogno assurdo… –

THE END

A cura di Torquemada

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