Recensione di “Alexander”

Alexander: Una storia che supera il mito

Alexander

La magnificenza, la grandezza e il sogno di un uomo. Ecco cosa racconta il film di Oliver Stone “Alexander” (2004), uno dei più brillanti film dal carattere epico/storico mai realizzati. Un capolavoro ampiamente sottovalutato, una meraviglia decaduta, esattamente come la storia narrata. Alessandro il Grande, il più grande condottiero della storia antica, il più grande re che il mondo abbia mai visto, regalatoci sullo schermo dagli occhi espressivi di Colin Farrell che racchiude in sé l’energia e la forza di un personaggio tanto enigmatico e complesso. Una delle sue più intense (tanto quanto dimenticate) interpretazioni.
Il film ha il potere di narrare una storia vera, smontando il mito che il tempo ha creato e svelando l’uomo che vi si cela dietro. I suoi tormenti, le sue debolezze, i suoi amori. Il suo cuore.
Ci accompagna durante gli anni della sua giovinezza, illustrandoci il difficile rapporto con il padre che ammira e con la madre che venera e teme più di ogni altra cosa, una relazione fatta di contrapposizioni che Alessandro non smette di cercare, neppure quando si spinge fino in Babilonia pur di inseguire il suo sogno e lasciarsi alle spalle una madre calcolatrice e vendicativa.
In questo covo di vipere in cui cresce, Alessandro dimostra il suo valore domando il furioso cavallo Bucefalo, in una delle scene più toccanti nella loro semplicità. Un giovane che cavalca una creatura impaurita solo dalla propria ombra e per questo apparentemente indomabile. Una corsa nella vastità di un prato, l’orgoglio dei genitori e il cuore di Alessandro che sembra scoppiare dalla sorpresa di aver scoperto egli stesso le proprie capacità. Incredibile senso di libertà irrefrenabile.
Poi, anni dopo la morte del padre, durante la battaglia di Gaugamela contro l’imperatore Dario III di Persia (Raz Degan), il coraggio di Alessandro, il desiderio di vendicare il padre e la follia della guerra racchiusi in una lunga sequenza di sangue e disperazione. Ma Alessandro porta speranza con le sue impavide gesta, spingendosi fino all’avanguardia dell’esercito di Dario per colpirlo direttamente.
L’intenso rapporto con Efestione (Jared Leto), l’unico stralcio di pura luce che il suo cuore e i suoi occhi scuri abbiano mai potuto incontrare, non è lasciato all’immaginazione. Le parole dei due sono chiare, vibranti dichiarazioni di un amore forte e incontrastabile. Quello che Brad Pitt con il suo Achille in Troy non ha saputo regalare ad un Patroclo morto quasi per stupidità. (Omero piange).
La narrazione raggiunge il suo apice nella battaglia di Idaspe, dove l’esercito di Alessandro, ormai esausto e sfaldato, disilluso da quel sogno che il re si ostina a perseguire, si scontra contro re Poro e i mostruosi elefanti, creature sconosciute ai greci che, disorientati, combattono con feroce disperazione contro un nemico che non sanno come affrontare. Alessandro, folle, corre incontro al nemico insieme a Bucefalo. Il cavallo contro l’elefante. Una spada lanciata contro una lancia. Una freccia, subdola, si insinua nella scena e colpisce Alessandro che cade. Le immagini si colorano di rosso, Bucefalo ha protetto il suo cavaliere con onore e adesso perisce.

Alexander
La musica incalzante, le tinte sanguigne, le scene che scorrono a rallentatore rendono epica e al contempo stralunata una sequenza incredibilmente audace e violenta. L’impatto sullo spettatore è incredibile. Si può solo amarla profondamente oppure odiarla come il suono stridente di un gesso che graffia sulla lavagna.
Apprezzare un’opera come questa è difficile per chi non è amante di film storici, non finalizzati a mettere in mostra i corpi scolpiti dei divi di Hollywood, bensì a sottolineare le imperfezioni, i dettagli di un’anima tormentata, di un cuore ricco di cicatrici come quello di Alessandro. E Colin Farrell riesce alla perfezione in questo ruolo in cui pare calzare a pennello. Lavora sodo per indossare i panni del grande re, insieme a un Jared Leto in fase di maturazione, timido e profondo compagno di vita di Alessandro. Con un cast d’eccezione (Angelina Jolie nei panni della regina Olimpiade, Anthony Hopkins come un anziano Tolomeo che svolge la funzione di narratore), Oliver Stone ha tutte le carte in regola. Eppure “Alexander” ottiene una lista di candidature ai Razzie Awards 2004: peggior film, peggior regia a Oliver Stone, peggior attore protagonista a Colin Farrell, peggior attrice non protagonista a Angelina Jolie e così via.
Il regista, davanti alle critiche e allo scarso successo in America, ha difeso il suo film con queste parole «Gli americani non studiano la Storia, non la conoscono se non per alcuni titoli di libri e giornali letti con ignoranza. Sono indifferenti anche al passato del loro giovane Paese e prigionieri di una ipocrita moralità fondamentalista. È questa una delle prime cause del loro rifiuto per il mio Alexander, un film storico».
Gli americani stravedono per i pettorali di Brad Pitt ed Eric Bana in Troy, senza che i due abbiano neanche minimamente provato a caratterizzare i loro monolitici personaggi. Quando poi qualcuno realizza un film senza atmosfere di gloriosa epicità, come un vangelo apocrifo, mirando all’umanità della leggenda, ne boicottano l’ascesa. È la solita ignoranza che aleggia intorno al mercato del cinema.
Certo, il film presenta i suoi piccoli difetti (e chi non ne ha?), come alcune imprecisioni storiche e vi sono notevoli differenze tra la versione estesa e quella classica (già molto lunga, onore a Peter Jackson). Insomma, il pubblico non riesce a concentrarsi su 175 minuti di pellicola (versione classica), figuriamoci 207 di versione originale! Andiamo, bisogna pur compatire chi non ha il minimo interesse e cultura e tuttavia vuole dire la sua in fatto di storia e cinema!
Per alcuni resta uno dei film più riusciti: una colonna sonora (eseguita da Vangelis, un compositore greco che ha saputo cogliere le sfumature di una grande civiltà) e un cast eccezionali diretto da un regista visionario come il suo personaggio. Riesce sempre a raggiungere una parte di cuore che vibra ad ogni visione. I primi piani, i dettagli che si scoprono di volta in volta, le battute mai banali o prevedibili, personaggi ben caratterizzati e veri. Una leggenda svestita della sua misticità, nuda davanti al pubblico come un Cristo davanti ai suoi torturatori. Questo è “Alexander”, questo è Alessandro il Grande.

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In più, per chi è amante o solo curioso della storia di questo personaggio, è d’obbligo la lettura della trilogia di Valerio Massimo Manfredi “Aléxandros”, romanzo storico che passa in rassegna fase per fase la vita di Alessandro, in ogni dettaglio, approfondendo le figure familiari non presenti nel film come quella della sorella e molti altri. Un bel mattone irrinunciabile se si è rimasti affascinati dalla figura carismatica di Alessandro Magno.

A cura di Zaira Spada, vincitrice del concorso “Scrivi con noi” di aprile.

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