Sharknado – Storia di un Oscar mancato

Sharknado – La nascita di un nuovo genere

Sharknado

Los Angeles, California. Nello studio “The Asylum” di Hollywood c’è grande agitazione. Sta per essere prodotto e in seguito distribuito uno dei più grandi capolavori del cinema moderno. Anthony Ferrante guadagnerà un posto sull’Olimpo della regia al fianco di Scorsese e Tarantino; proprio grazie a questo film dirà una delle frasi più celebri dell’intera storia cinematografica: “Gli squali funzionano e anche i disastri funzionano. Mettili insieme e ne tirerai fuori qualcosa”. Quest’opera d’arte ha dato inizio all’età d’oro del trash portando questo genere da semisconosciuto ad apprezzato dal grande pubblico. Il prodotto è un perfetto bilanciamento tra scene d’azione prive di senso, catastrofismo immotivato, una nuova concezione della fisica e della scienza in generale, e amori più passeggeri delle comparse di Stan Lee nei film della Marvel. I presupposti per la nascita di un capolavoro erano palpabili già dall’inizio e la scelta degli attori non poteva essere presa con leggerezza. Il budget a disposizione di Ferrante era mozzafiato: ben 2 milioni di dollari per tutta la produzione del film. Con cifre del genere è riconosciuto che si possa avere tutta Hollywood ai propri piedi. Dopo aver valutato con attenzione centinaia di provini tra cui troviamo la partecipazione di attori del calibro di Leonardo Di Caprio, Al Pacino, Massimo Boldi e Morgan Freeman, la scelta non poteva non ricadere su due pilastri del cinema statunitense come Ian Zering e Tara Reid. Ferrante voleva di più e si sa che se Ferrante vuole di più, tu devi darglielo. A quel punto stava per essere scritta un’altra pagina della storia del cinema, un cameo che in confronto Franco Nero in Django Unchained equivale alla recita di fine anno alla materna. Per l’occasione fu ingaggiato niente meno che Sir Kurt Angle, la stella del Wrestling.

Sharknado

A questo punto c’era tutto: un tornado di squali, attori di calibro mondiale, una trama solida, Kurt Angle e Tony Ferrante alla guida, che decide di sperimentare nuovi metodi di regia e portare alla creazione di un “unicum” di straordinario valore. L’idea del regista è semplice quanto efficace: portare lo spettatore al centro di un vortice spazio- temporale privo di un continuum logico attraverso la reiterazione delle stesse inquadrature. A suffragio di questa tesi, possiamo ammirare per una quindicina di volte durante la pellicola la scena che su tutte passerà alla storia: lo squalo che, con incredibile dinamica, nuota con tutta la sua ferocia verso la telecamera, facendo sobbalzare gli spettatori delle prime file. Il film è pronto a lasciare il segno, il problema però è che il pubblico non è preparato. Come tutte le opere che hanno fatto la storia, non è stata capita dalla stragrande maggioranza degli spettatori, che si sa essere ostile ai cambiamenti radicali. Sharknado non ha riscosso il successo che meritava. Il film è passato nelle sale esclusivamente per un giorno: il 2 Agosto 2013 a mezzanotte, incassando pochissimo. L’opera, comunque, ha guadagnato il rispetto che meritava, tanto che si è passati alla produzione di altri quattro sequel. Il film, inoltre, ha riscosso un parere positivo dalla critica tanto da guadagnarsi un importantissimo 82% su Rotten Tomatoes e ciò lo posiziona tra i film più influenti del ventunesimo secolo. Questa pellicola è custodita gelosamente dai soli in grado di accettare questa svolta a scapito dei conservatorismi, con la speranza che i posteri sappiano conferirle l’importanza che merita.

  SHANGAI

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