Richard Jewell (2020) di Clint Eastwood: La Recensione

Richard: il Jewel(l) della trilogia.

Ultimo capitolo del suo personale filone “insoliti eroi americani” dopo Sully e Ore 15:17- Attacco al Treno, con questo lavoro Eastwood dimostra ancora una volta quella bravura, quella maestria che non stancano mai.
Anche se il messaggio è sempre patriottico, anche se il sottofondo è sempre dato dalle note del suo caro soave pianoforte.
Narratore sublime, egli pone sempre lo spettatore nel punto di osservazione perfetto per poter apprezzare a pieno ogni scena.
Con la sua regia pulita e scrupolosa, il montaggio (del solito inossidabile Joel Cox) rilassato ma mai lento; sono 129 minuti in cui a tratti si sorvolano un po’ i dettagli ed in altri casi si va a fondo anche in modo ridondante, eppure l’equilibrio resta perfetto.
Lo stesso equilibrio che viviamo in ogni scena grazie alla presenza di un cast impeccabile.

Richard Jewell

Un ottimo Paul Walter Hauser (già apprezzatissimo in Tonya) interpreta Richard Jewell, ragazzone georgiano innamorato della legalità che sogna di far rispettare le regole con una divisa da poliziotto, ma che col suo eccessivo zelo arriva al massimo ad essere impiegato come addetto alla sicurezza.
Proprio questa mansione, però, svolta con maniacale scrupolosità in occasione di un evento collaterale delle Olimpiadi di Atlanta ‘96 al Centennial Park, lo spingerà a non trascurare la presenza di uno zaino sospetto sotto una panchina. Applicando con rigore il protocollo e allontanando con massima solerzia e serietà la folla a dispetto dello scetticismo dei colleghi, limiterà i danni di quello che in effetti era un attacco dinamitardo.
Due sole vittime, sarà il bilancio grazie a Richard.
Un eroe nazionale e non solo.
Coronamento di un sogno in quanto motivo di sommo orgoglio per la tenera Bobi, fortissima e dolcissima madre (interpretata dalla perfetta Kathy Bates, unica candidata alla statuetta).

Richard ha un profilo così impacciato e naïf da potersi facilmente trasformare nel sospettato numero uno per un FBI che non sa che pesci pigliare e per la stampa locale sempre a caccia di scoop. Stavolta uscirà dalla penna di una avvenente e spregiudicata cronista: Kathy Scruggs (Olivia Wilde).
Notiziario dopo notiziario, il sogno del tenerone cicciottello si trasforma in un incubo fatto di perquisizioni invadenti, di indagini dalle metodiche truffaldine e soprattutto di una gogna mediatica pesantissima.
Da eroe a vittima dei suoi stessi eroi.
Purtroppo scavando nella sua vita di ragazzone americano un po’ disadattato, tutto fucili e equivoci cimeli, le condotte di dubbia lettura si sprecano.
Ha soltanto un alleato, l’unico legale che conosce, un avvocato indipendente (il convincentissimo Sam Rockwell) e insofferente al sistema, un professionista solo in apparenza inaffidabile. In realtà coi suoi modi bruschi e l’aspetto trasandato sa andare al nocciolo della questione, ritrovando e difendendo la persona dentro il personaggio Richard, l’uomo e la sua verità in un oceano di frasi ad effetto sui rotocalchi e di mezzucci della più becera polizia.

Richard Jewell

È, però, con la figura della cronista disposta al più immorale degli scambi di favori pur di accaparrarsi l’informazione bomba che Eastwood si dimostra – come sempre- una coraggiosa e apprezzabile voce fuori dal coro nel dipingere così negativamente una donna in un momento storico in cui il politically correct a tinte rosa sarebbe più che mai d’obbligo.

Il vero pregio tuttavia è un altro: Clint, alla soglia dei 90 e pur essendo fatto della stessa sostanza di Hollywood, si dimostra uno dei pochi cineasti capaci di trasporre una storia (vera) partendo da un’idea che pur restando fedele alla sua filosofia “America über allen” è scevra dall’epidemia ultimamente dilagante dell’autoreferenzialismo hollywoodiano di titoli che vanno da A Star Is Born a Storia di un Matrimonio, da La La Land a C’era una Volta ad Hollywood.
Grazie Clint, c’è sempre attesa per la tua prossima lezione.

Voto: 8/9

A cura di Brunella

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