Star Wars: L’ascesa di Skywalker (2019) di J. J. Abrams: La Recensione

Star Wars: L’ascesa di Skywalker – La delusione conduce all’ira, l’ira all’odio verso la saga e l’odio conduce alla sofferenza…

Skywalker

Quando cresci con certi miti, con delle saghe che hanno segnato il corso della storia del cinema, il giorno dell’uscita dell’ultimo atto c’è sempre un momento in cui non sai se provare felicità o tristezza. Il 18 Dicembre 2019 è uscito Star Wars Episodio 9 – L’ascesa di Skywalker, l’ultimo capitolo dell’eterna lotta tra Jedi e Sith creata da George Lucas nel 1977, che vede il ritorno di J. J. Abrams alla regia e di tutte le star dei precedenti film. Dopo il tanto discusso Gli Ultimi Jedi diretto da Rian Johnson, il pubblico si era diviso. C’è chi ha amato la pellicola per la sua impronta autoriale e totalmente diversa dalle precedenti e c’è chi l’ha percepito invece come un oltraggio al canone e alla leggenda della saga. Quindi dopo varie peripezie e una produzione travagliatissima, Abrams ha accettato di tornare alla regia, promettendo un finale epico che avrebbe messo d’accordo tutti gli spettatori. E comunque di J. J. era lecito fidarsi, poiché, anche se il suo Episodio 7 ammicca molto alla trilogia originale, rimane pur sempre un ottimo film.

Purtroppo, però, niente di tutto ciò è stato rispettato e la delusione è tanta. Tantissima.

Il plot è terribile, incoerente e forse offende ancor di più quel fandom che tanto si era lamentato per il capitolo precedente. Nulla torna. Il primo atto del film è un susseguirsi repentino di azione e combattimenti, per introdurre l’Imperatore e il suo inconcepibile “piano”, se così possiamo chiamarlo.
I personaggi principali che hanno animato la terza trilogia sono tutti snaturati, nessuno si muove più con le stesse motivazioni degli scorsi film. Il rapporto tra Kylo Ren e Rey, che tanto fu approfondito nell’opera di Johnson, qui è ridotto ad una misera rivalità che non esplora minimamente la frustrazione e la lotta psicologica interiore che avevano entrambe le figure. Episodio 9 manca di quella poetica che ha regnato incontrastata in tutta la saga di Star Wars. Nessun tentativo di osare, di mostrare qualcosa di nuovo che possa quantomeno distaccarsi da ciò che è stato fatto in precedenza.

Abrams sembra quasi schiavo delle critiche al lavoro di Johnson e con la paura di ricadere nuovamente in giudizi negativi, ha confezionato un’opera che fa continuamente retromarcia su tutte le decisioni prese in Gli Ultimi Jedi, scadendo a tratti nel ridicolo. La cosa ancor più strana che vien da chiedersi è come sia possibile che un regista tanto acclamato e di spessore come J. J. Abrams possa esser sceso a patti con la produzione e col fandom, andando a firmare una pellicola senza identità. Dando carta bianca a Johnson, la Disney ha dato prova di una pessima gestione della trilogia, poiché ha dimostrato di non avere né un filo conduttore né tantomeno un’idea di come terminare la saga.

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Ma veniamo ad uno dei temi più discussi della pellicola. L’uso della principessa Leia. Come tutti sanno, infatti, l’attrice Carrie Fischer è venuta a mancare prematuramente, non potendo partecipare alle riprese del film, la produzione quindi ha pensato di usare del materiale di scarto dei precedenti capitoli per “riportarla in vita” e omaggiarla. Fino a qui tutto bene.
Guardando la pellicola però ci accorgiamo di quanto sia stupida la sua parte e priva di ogni omaggio all’attrice. Infatti, il suo ruolo si limita ad alcune battute didascaliche ininfluenti ai fini della storia e tranquillamente evitabili. Si sarebbe fatta più bella figura inserendo solo un cameo dell’attrice magari come fantasma di forza, senza doverla mettere forzatamente solo per aggiungere quel quid in più.
Anche gli altri personaggi storici non esenti da critiche. Lando è tranquillamente superfluo e la storyline di Luke risulta incoerente con quella che ci è stata presentata negli scorsi capitoli ma soprattutto con la caratterizzazione datagli da Johnson.

In una pellicola così assurda dal punto di vista narrativo, risulta tutto sbagliato e fuori luogo. Persino le musiche del grande John Williams non sono valorizzate in questo susseguirsi di combattimenti serrati senza respiro.

Il ritorno meno atteso della saga

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Uno dei personaggi all’interno del mondo di Star Wars che si è guadagno il rango di intoccabile è lui, il villain per eccellenza. L’imperatore Palpatine o meglio conosciuto come Darth Sidious.
La sua morte ne Il ritorno dello Jedi è stata storica e memorabile come anche la conversione di Anakin Skywalker/Darth Vader e nessuno si sarebbe aspettato il suo ritorno nella saga dopo gli avvenimenti di Episodio 7 e 8. Non si capisce come un colosso del calibro della Disney abbia acconsentito a riportare sul grande schermo la figura dell’Imperatore con un pretesto così stupido e ignobile. Il suo ritorno, non solo ha causato una sua perdita di credibilità nel personaggio, ma ha anche vanificato tutte le teorie della profezia tanto idolatrate nei primi capitoli e ha reso praticamente inutili tutti gli Skywalker che hanno dominato la saga in questi anni.

E non è tutto, poiché una volta tornato, Palpatine non svolge nemmeno un ruolo così epico all’interno della storia. Le sue motivazioni e i suoi movimenti sono molto abbozzati, quasi come se Abrams non sapesse con chiarezza che importanza relegargli.
L’epilogo del film poi non rende onore alla saga e agli Skywalker a causa dell’inserimento di troppe battute ed elementi telefonati e assolutamente incoerenti.

Una delusione che fa male ai fan e alla saga

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Abrams e la Disney questa volta hanno sbagliato tutto, confezionando una pellicola senza struttura e senza vita, che cerca di accontentare i fan e lo spettatore occasionale, andando però incontro ad un risultato scadente e degno del peggior blockbuster hollywoodiano. Comunque, nonostante L’ascesa di Skywalker, Star Wars vivrà per sempre e la saga creata dal genio di George Lucas resterà un modo tanto affasciante quanto imperfetto, ma il 18 Dicembre abbiamo avuto prova di come si possa infangare velocemente quanto di buono fu creato dal cineasta statunitense nel lontano 1977.

Davvero un’occasione sprecata. Che delusione.

Voto: 5

A cura di Kowalski

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