Il Re (2019) di David Michôd: La Recensione

Il Re: Shakespeare e Netflix si incontrano

Le alte aspettative che aleggiavano intorno alla terza trasposizione cinematografica del capolavoro del Bardo dell’Avon sono state pienamente attese.
Presentato fuori concorso al Festival del Cinema di Venezia lo scorso settembre e successivamente distribuito dalla piattaforma di streaming Netflix, “Il Re” è un’eloquente e universale allegoria sul potere che è valida tanto in rifermento al suo contesto storico, quanto ai giorni nostri.
David Michôd, non estraneo al genere bellico, ci offre infatti una versione straordinaria della storia di re Enrico V d’Inghilterra, rispettando appieno lo spirito dell’opera Shakespeariana, ma adottando un approccio estremamente fresco, soprattutto grazie alla sua regia agile e innovativa.

Il Re

Senza dubbio questo film, scritto da Michôd stesso in collaborazione con Joel Edgerton, si regge sulle spalle delle solidissime interpretazioni di un cast d’eccezione: in primis, un sublime Timothée Chalamet, uno dei giovani attori più promettenti del panorama contemporaneo, conferma il suo grande talento con una recitazione misurata, pacata, molto studiata, e si concede soltanto pochi momenti di eccesso ben calibrati (come accade durante il bellissimo discorso che egli rivolge al suo esercito).
La performance e la fisicità quasi efebica di Chalamet incarnano perfettamente, anche se in modo del tutto inedito, il personaggio di Hal, sia nei suoi iniziali momenti di dissolutezza, sia nella circostanza in cui prende posizione come sovrano saggio e giusto.

Enrico, infatti, da reietto della corte si rivela essere invece un ottimo statista e un re meno belligerante del folle padre, e questa sua attitudine pacifica e virtuosa è resa in modo estremamente credibile dal giovane interprete.

Il Re

Il Re: un trionfo attoriale

Oltre a quella del protagonista, “Il Re” ci grazia con altre egregie prove attoriali: Joel Edgerton, già co-sceneggiatore e produttore del film, veste in modo eccellente i panni di Falstaff, fidato amico di Enrico e uomo burbero, ma di grande onore e valore in battaglia.

Robert Pattinson, nel ruolo del Delfino di Francia, compie un ottimo lavoro nel rendere una versione esagerata e sopra le righe di un personaggio scritto in modo decisamente macchiettistico, marcandone molto l’accento e incarnandone lo spirito comico e beffardo; oltre a ciò, questo inetto anti-eroe funge nella narrazione come specchio per riflettere in negativo la forte levatura morale di re Enrico V, che dopo il fallito tentativo di un approccio più diplomatico, si batte intrepidamente con i suoi uomini.

Completano il cast altri grandi attori con ruoli di contorno, come il re Enrico IV di Ben Mendelsohn e la Caterina di Valois della giovanissima Lily-Rose Depp, che sebbene abbia una parte esigua, ha grande importanza nell’economia della storia, in quanto mette Enrico nella posizione di confrontarsi con un difficile dilemma morale.

Il film ha inoltre un meraviglioso impatto visivo: la fotografia nitida e marcata ci mostra senza filtri tutto lo squallore delle bettole inglesi e l’orrore della guerra sul campo di battaglia, mentre le inquadrature (che soprattutto durante le scene di combattimento avranno ricordato ai maggiori estimatori della serialità televisiva lo spiccato stile registico di Sapochnik ne “Il Trono di Spade”) rendono il tutto coeso e credibile.

Il Re

La scrittura asciutta ed efficace, sebbene non mantenga il medesimo livello di pathos per tutta la durata del film, completa il quadro in modo coerente e persuasivo, lasciando allo spettatore un prodotto compatto, scorrevole e ricco di spunti di riflessione.

Voto: 8,5

A cura di Vittoria Albesiano

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