Doctor Sleep (2019) di Mike Flanagan: La Recensione

Doctor Sleep: Mike Flanagan colpisce ancora

Quando è stato annunciato il progetto che avrebbe continuato la storia di Shining, l’opinione pubblica si è divisa. C’è chi pensava che Doctor Sleep potesse essere un grande buco nell’acqua e chi, al contrario, era esaltato dall’idea di vedere una nuova trasposizione cinematografica di quel meraviglioso mondo. Per fortuna alla regia c’è Mike Flanagan, un regista che nel genere thriller/horror ha già regalato diverse perle come “Il gioco di Gerald” e la bellissima serie “The Haunting of Hill House“, che in questo progetto da il massimo per omaggiare sia lo Shining di Kubrick, sia quello di King. Infatti, questa pellicola si propone come un seguito del film, ma segue tutti gli stilemi del romanzo “Doctor Sleep” dello scrittore del Maine. Chiaramente alcune cose sono diverse rispetto al romanzo, specialmente sul finale, in quanto si ricollega direttamente al film di Kubrick e non al libro. In sostanza il film riesce ad avere una narrazione molto interessante e con un comparto tecnico di altissima qualità.

Nelle prime fasi del film si hanno delle sequenze orrorifiche davvero ben riuscite, che lasceranno il posto alla parte “fantasy” nella seconda parte della pellicola. La performance di Ewan McGregor nei panni di Danny Torrance è convincente, ed è supportato da un cast che non sfigura al suo fianco.

Flanagan riesce quindi a coniugare perfettamente due visioni diametralmente opposte della stessa storia: quella di Kubrick, più misteriosa e spaventosa a quella di King più onirica e fantasiosa. Chiaramente il film presenta numerose citazioni al capolavoro del 1980, senza che queste risultino fastidiose o immotivate. Molto interessante l’introduzione del “Nodo”, l’antagonista di questo film e dei suoi membri, in particolare Rose Cilindro (Rebecca Ferguson).

Il film comunque, non è esente da difetti. Per quanto Mike Flanagan sia riuscito a creare un’opera convincente, purtroppo si nota questo “cambio di tono” rispetto al suo predecessore. Se nel film di Kubrick la “luccicanza” è un dono misterioso qui viene spiegato fin troppo, smorzando la tensione nel secondo atto.

In conclusione l’opera è sicuramente coinvolgente e ben fatta, con una colonna sonora azzeccata e un comparto tecnico di tutto rispetto. Purtroppo il film, se confrontato col suo predecessore, risulta inferiore sotto tutti i punti di vista. Ma già riuscire a confezionare un lungometraggio che non andasse ad intaccare la memoria del capolavoro horror di Kubrick può già essere considerato un enorme successo.

Voto: 8

A cura di Federico Antosiano

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