5 è il numero perfetto (2019) di Igort: La Recensione

5 è il numero perfetto: un cinecomic all’italiana

Napoli, 1972.
Peppino Lo Cicero è un guappo in pensione che, dopo l’assassinio del giovane figlio, è costretto a tornare in pista per compiere la sua vendetta.
Scoppia così una sanguinosa guerra di camorra che si concluderà con un bilancio altissimo di vittime e con un’occasione per il protagonista di ricominciare una nuova vita lontano dal suo passato.

5 è il numero perfetto

“5 è il numero perfetto”, tratto dall’omonima graphic novel dell’apprezzatissimo fumettista Igort, che è anche sceneggiatore e regista del film, ha il pregio di riprodurre in modo originale la natura fumettistica della narrazione, ma senza renderla invadente; lo vediamo ad esempio in alcune scene che vengono incasellate in riquadri neri che rimandano fortemente all’idea della vignetta, nella suddivisione in capitoli (ovviamente cinque) e nel forte contrasto dei colori.
Soprattutto, non si può evitare di notare il bellissimo gioco di luci e ombre che ha un’importante presenza per tutta la durata del film; in una composizione quasi caravaggesca, le poche fonti di luce artificiale sono usate come espediente per rischiarare la scena, quasi sempre notturna, e a mettere in risalto le azioni dei personaggi che si muovono nel buio.

Fortissimo il contrasto tra le sagome nette e nere, con tanto di impermeabile, borsalino e rivoltella, che si profilano su sfondi fumosi o carichi di una pioggia quasi sempre presente, ricreando un’atmosfera che ci ricorda molto i classici film noir anni ‘40 e ‘50. È di una bellezza inquietante Napoli deserta sotto la pioggia; vediamo una città connotata da una napoletanità diversa da quella che siamo abituati a vedere nel cinema italiano degli ultimi anni, ma sempre presente attraverso le icone sacre sparse per i vicoli, il ripetersi quasi ossessivo del rituale del caffè preparato con la moka, le pubblicità a caratteri cubitali, i panni stesi…

Bellissima è anche la composizione della scena, che insiste su simmetrie perfette ed elementi che si sdoppiano, quasi a simboleggiare la spaccatura che la violenza e la morte portano su una città che pare avvolta da un’ovattata quiete.

5 è il numero perfetto

Il protagonista, ottimamente interpretato da Toni Servillo e caratterizzato da un profilo tanto pronunciato da sfiorare la caricatura, è un cattivo che non è solo cattivo, è un vecchio assassino che condanna lo sporco che c’è nel mondo, che ci regala spunti di riflessione e perle di esistenzialismo, e che ha ancora a cuore alcuni importanti valori come l’amicizia e la famiglia.

Peppino è affiancato nella sua vendetta dall’amico di una vita, Totò ‘O Macellaio (Carlo Buccirosso) e dal suo vecchio amore, Rita (Valeria Golino, qui poco entusiasmante non fortemente calata nel personaggio).

Dopo il conseguimento della sua vendetta, Peppino si ritira nell’immaginario staterello sudamericano del Parador, ormai stanco della vita da sicario della camorra e con una raggiunta pace interiore unita a un velo di malinconia, conducendo un’esistenza tranquilla e abitudinaria, una nuova vita lontana dal suo passato.
A mio avviso, si tratta di un finale tirato un po’ troppo per le lunghe, che rivela però un plot twist del tutto inaspettato che vale la pena di essere svelato.

Nel complesso “5 è il numero perfetto” è un bel film, che intrattiene e funziona su molti livelli, perfettamente calato nel genere, che ha il solo difetto di dilungarsi in troppe spiegazioni nel finale e di concludere con un tono che stride leggermente con il resto della narrazione.

Voto 7.5

A cura di Vittoria Albesiano

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