Il signor Diavolo (2019) di Pupi Avati: La Recensione

Il signor Diavolo: Il grande ritorno all’horror di Pupi Avati

Il signor Diavolo

 

Il cinema italiano di genere negli ultimi anni ha avuto una bella ventata di aria fresca. Numerosi sono infatti i titoli che si sono fatti riconoscere per l’originalità del prodotto. Anche l’horror, soprattutto nell’ultimo periodo, è in netta risalita grazie all’acclamazione di The Nest (Il nido) e all’uscita de Il signor diavolo del grande Pupi Avati. Da sottolineare che la pellicola segna anche il ritorno del regista emiliano al genere che lo ha reso famoso con La casa dalle finestre che ridono e Zeder.

Ci troviamo nel nord est dell’Italia nel 1952, Furio Momentè, viene incaricato dal ministero per indagare ad un misterioso e brutale omicidio. Parte quindi per Venezia con i verbali che raccontano i fatti accaduti.

Carlo, l’omicida, è un quattordicenne che ha come amico Paolino. La loro vita è serena fino all’arrivo di Emilio, un essere deforme figlio unico di una possidente terriera che avrebbe sbranato a morsi la sorellina. Paolino, per farsi bello, inizia a prenderlo in giro, scatenando la rabbia di Emilio. Durante la cerimonia delle Prime Comunioni, Paolino nel momento di ricevere l’ostia, viene spintonato da Emilio, facendogli pestare la particola e scatenando così una serie di eventi che porteranno il terrore all’interno del paese.

Il signor Diavolo

Chi meglio di pupi Avati sarebbe riuscito a rappresentare un affresco così inquietante sul paesaggio contadino degli anni ’50, con tutte le sue leggende, i pregiudizi e i misteri legati a quel mondo. Per ambientazione la pellicola ricorda molto Il mistero di Sleepy Hollow di Tim Burton, anche se in quest’ultimo la parte fantasy prevale nettamente sul tema horror. Però possiamo ritrovare quel clima gotico e rurale ormai quasi completamente perso nel cinema del nuovo millennio. Avati, ispiratissimo, introduce la vicenda con un’eleganza sopraffina, grazie a lenti movimenti di macchina e ad una fotografia quasi totalmente priva di colori, che ha lo scopo di aumentare la tensione e il brivido che si celano dietro la storia.

Purtroppo, la durata dell’opera non risulta molto equilibrata, perché dopo l’introduzione davvero esaustiva e ricca di suspence, si finisce in una seconda parte finale più frettolosa, che non riesce a chiarire tutti i dubbi dello spettatore. Parte di questo problema è spiegato dal fatto che Avati è già a lavoro su un sequel che, con molta probabilità, uscirà nelle sale il prossimo anno. Nonostante questo, però, la sceneggiatura ha qualche problema, poiché l’epilogo della pellicola non si prende il tempo necessario per svelare cosa si cela dietro a quello spaventoso mistero.

Il signor Diavolo

Notevole la prova attoriale dei protagonisti. Gabriel lo Giudice, nei panni di Furio Momentè, è davvero perfetto nel rappresentare il giovane e inesperto burattino nelle mani del Ministero, mentre il piccolo Filippo Franchini, soprattutto nella prima parte di film, porta in scena magnificamente il piccolo Carlo.
Ad arricchire l’ottima performance del cast, troviamo un Gianni Cavina in grandissimo spolvero, nei panni del sagrestano e Lino Capolicchio nelle vesti di Don Dario Zanini, il parroco del paesino. La presenza di questi due grandi attori richiama molto il capolavoro di Pupi Avati La casa dalle finestre che ridono.

Nonostante i difetti di scrittura e di tempistica, Il signor Diavolo rimane una pellicola di pregevolissima fattura, che segna il grande ritorno di Avati al grande cinema d’autore e, in un panorama italiano povero di Horror, rappresenta una luce in fondo al tunnel. Quindi, non resta che aspettare la continuazione della storia e sperare che il film di genere in Italia continui a sopravvivere grazie a pellicole come questa.

Voto: 8.25

A cura di Kowalski

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