Midsommar (2019) di Ari Aster: La Recensione

Midsommar – Un folk thriller devastante

Midsommar è un film complesso. Ari Aster confeziona un prodotto che mescola diversi generi, dal thriller, al drammatico, con un retrogusto “teen”. Le tematiche affrontate sono tantissime: il lutto, la diversità culturale, il paganesimo, l’amore non corrisposto e molto altro. 

Midsommar

Midsommar – La tecnica

Il film è oggettivamente confezionato alla perfezione: la regia e la fotografia rasentano la perfezione ed ogni scena è un esercizio di stile. I movimenti di macchina sono sempre funzionali alla narrazione, e la composizione dell’immagine è spesso geometrica e visivamente affascinante. Alcune scelte nella messa in scena ricordano per la qualità i maestri Kubrick e Hitchcock. La trama e soprattutto le atmosfere ricordano quelle di “The Wicked Man”.

Un gruppo di ragazzi americani va in questa comune in Svezia, dove d’estate è sempre giorno, accompagnati da un compagno di corso del posto che li avrebbe guidati. Dani, la protagonista, esce da un lutto familiare e si aggrega al gruppo di amici all’ultimo creando delle tensioni nel gruppo. L’attrice protagonista brilla su tutti gli altri, e la sua performance è sempre convincente e mai stucchevole. Le colonne sonore sono particolari e disturbanti, ed unite ad un particolare effetto visivo che permea per quasi tutta la durata del film creano un’atmosfera inquietante e ricercata.

Midsommar

Midsommar – L’opinione

Nel complesso la pellicola risulta di altissimo livello, nonostante alcune piccole sottigliezze che possono far storcere il naso. I personaggi secondari infatti, non sono approfonditi quanto la protagonista, presentando quindi una caratterizzazione solo superficiale che non ci permette di empatizzare a fondo con loro, e che servono solo ad inserire quell’elemento teen che a me non fa impazzire. Probabilmente questo è anche dovuto al fatto che il film presenta diversi tagli rispetto al primo montaggio (Ari Aster dice di aver dovuto tagliare addirittura 80 minuti di girato), ma che nella già annunciata director’s cut con 30 minuti in più verranno risanati. Purtroppo nel complesso la durata del lungometraggio non aiuta, poiché 2h e 30 minuti sono eccessivi per una storia di questo tipo.

Tolte queste due note negative il film rimane estremamente interessante, ricco di simbolismi e con atmosfere che rubano il fiato. Risultano azzeccatissime anche le scelte dei costumi e della location, che pur essendo estremamente luminosa e teoricamente rilassante, contrasta con una messa in scena sempre ansiogena e inquietante. Di difficile comprensione rimane il motivo del perché il film venga pubblicizzato come horror, poiché non ne rispetta i canoni: si tratta infatti di una pellicola thriller, con diversi aspetti drammatici e psicologici.

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Conclusioni

In definitiva il film è un ottimo prodotto di tecnica, con tantissima sostanza ed un impianto visivo sorprendente. Ari Aster si riconferma un astro nascente del cinema di genere e uno dei migliori registi contemporanei. Il film è consigliato sia agli appassionati del genere thriller che a tutti gli “horrorofili” che hanno amato Hereditary, poiché, anche se non troveranno una pellicola di quello stampo, rimarranno soddisfatti da alcune sequenze che strizzano l’occhio al celebre film del 2018.

Voto: 8

A cura di Federico Antosiano

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