La mia vita con John F. Donovan (2019) di Xavier Dolan: La Recensione

La mia vita con John F. Donovan: Quando Hollywood non può fare miracoli

La mia vita con John F. Donovan

Xavier Dolan, attore e regista canadese, classe 1989, apprezzato dalla critica di tutto il mondo, esce con il suo primo film con attori celeberrimi e un budget di spessore. Cosa potrebbe andare male? Apparentemente nulla, eppure…

Cavalcando l’onda del successo di Game of Thrones, viene scelto come protagonista della pellicola Kit Harington (per i fan, Jon Snow). Kit dovrebbe interpretare un attore ancora alla scoperta della sua sessualità, che avendo il ruolo principale in una famosa serie TV dei primi anni 2000 è costretto a nascondere la sua vera natura. Per confidarsi e sfogarsi dalla frustrazione, intrattiene per 6 anni uno scambio epistolare con un suo grande fan, un bambino che cerca di sfondare con la recitazione. Il condizionale in questi casi è d’obbligo. Harington non aveva mostrato particolari capacità recitative già sul piccolo schermo, ammaliando più con il suo aspetto fisico che con l’interpretazione del giovane bastardo del Nord; nel nuovo film di Dolan, ha confermato queste impressioni. Il suo John Donovan, più che un attore talentoso e tormentato, sembra un ragazzo monoespressivo che cerca di sembrare afflitto dalla vita, senza però grossi risultati.

Sicuramente non è aiutato dal dipanarsi della storia. Gli eventi si susseguono in maniera prevedibile, quasi scontata, senza sorprendere né coinvolgere lo spettatore. Dolan, che solitamente si dimostra anche uno sceneggiatore di talento, in questo caso non lascia il suo segno nella scrittura delle vicende. La pellicola scorre di fronte agli occhi di chi si trova in sala senza sprizzi, con una flemma atipica per il canadese.

La mia vita con John F. Donovan

Particolarmente curati sono invece i personaggi secondari, e a tale cura si aggiunge il trasporto derivante dalle grandi interpretazioni delle attrici, soprattutto di Susan Sarandon e Natalie Portman. Purtroppo presenti per poco tempo sullo schermo, le due premio Oscar rubano la scena con il carisma che le contraddistingue normalmente nelle loro interpretazioni.
Nota di merito per il giovane Jacob Tremblay, che nonostante alcuni eccessi non necessari si conferma ancora una volta un astro nascente del panorama hollywoodiano, dopo grandi successi quali Room e Wonder.
Nonostante alcune grandi performance, l’effettivo decollo del film viene bloccato dalle lacune della sceneggiatura, da alcune scelte di montaggio poco funzionali e dalla mancanza di trasporto del protagonista, portando alla realizzazione di quello che viene definito da IndieWire “il peggior film” della carriera di Dolan.

Voto: 4.75

A cura di Jacopo Lolli

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