Non sono un assassino (2019) di Andrea Zaccariello: La Recensione

Non sono un assassino. E Zaccariello è un regista, ma non uno sceneggiatore.

Non sono un assassino

Gli ingredienti di base sono indubbiamente validi trattandosi dell’adattamento cinematografico con un cast di tutto rispetto dell’ultimo legal thriller di quel “mostro” di Caringella. Che è uomo eclettico: un ufficiale della Marina, un commissario di Polizia, un magistrato penale, un prolifico autore di manualistica giuridica, un presidente di sezione del Consiglio di Stato .. e un romanziere di talento, evidentemente.
Narra con assoluta cognizione di causa- essendoci una parte di sè in ognuno di loro- la storia di tre ragazzi legati da una forte amicizia nata sui tomi di diritto e che i diversi percorsi professionali porteranno ad un corto circuito fatale in cui l’avvocato (Pesce) dovrà rocambolescamente difendere il vicequestore (Scamarcio) dall’accusa di omicidio del comune amico giudice (Boni).

L’intreccio della trama si intuisce essere accattivante e l’introspezione dei personaggi è – nonostante qualche scivolone/stereotipo – coerente e non banale. Solo che il romanzo, prima di essere recitato e portato sullo schermo, va sceneggiato e qui si apre la voragine in cui viene risucchiata almeno metà pellicola; la complessità della trama si trasforma dopo il quarto flashback consecutivo in un caos di volti, età, nomi a tratti fastidioso. La prima mezz’ora è un continuo peregrinare da un decennio all’altro, di scena in scena, e si ha la sensazione di fare zapping tra i capitoli della vita dei personaggi più che acquisire informazioni importanti per la comprensione della loro evoluzione.. con una sola certezza: la speranza che il regista che tiene in mano il telecomando (oltre- ahinoi- alla penna) cambi rapidamente canale ogni volta che la camera si posa sulla versione adolescenziale dei tre protagonisti. L’unico aspetto positivo è che nel marasma generale si riesce visivamente ad intuire quale di loro sia il futuro giudice, quale il vice questore e quale l’avvocato.. visivamente, perché non sentirli recitare sarebbe stato di gran lunga preferibile.

Non sono un assassino

Pur non essendo innovativo il format alla romanzo di formazione strutturato sull’amicizia di tre ragazzi uniti e poi divisi dal “diabolico” e beffardo destino e pur scontando in qualche modo il confronto col monumentale Mystic River, resta interessante da seguire grazie alle interpretazioni attente non solo del terzetto maschile, ma anche e soprattutto della pm Gerini, assolutamente impeccabile nella sua voce roca e accento siciliano (come Brando ne Il Padrino, esatto.. ma ci sta, fidatevi). Per fortuna la seconda parte del film scorre più lineare e l’attenzione sullo sviluppo del processo è tenuta viva da alcuni escamotage che sono il valore aggiunto della penna di un romanziere che è anche fine giurista.
Si giunge- così- al finale (e all’epilogo delle varie sottotrame) di cui è apprezzabile la lentezza che permette allo spettatore di metabolizzare la narrazione e dare compiutezza all’indagine: sotto il profilo fattuale, ma soprattutto interiore dello Scamarcio uomo più che presunto assassino.

Ritroviamo – dopo La Ragazza nella Nebbia- un Boni in chiave “gialla” e pur risultando qui la sua performance meno incisiva, complessivamente se ne esce con la convinzione che se solo smettessimo di scimmiottare le produzioni americane e ci concentrassimo di più sul mantenere alto il livello di qualità in tutti gli aspetti della pellicola senza sprecare quei validi ingredienti di base, saremmo potenzialmente capaci di confezionare thriller convincenti.

Voto: 7-

A cura di Brunella

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