Unicorn Store (2019) di Brie Larson: La Recensione

Tornare bambini per diventare grandi

Unicorn Store

Non so se qualcuno di voi, da piccolo, abbia mai sognato di trovare un drago, di avere i poteri magici o di poter volare. Se non è il vostro caso, sentitevi giudicati. In ogni caso, la protagonista di questa commedia statunitense ha sempre desiderato avere un unicorno, e sotto sotto lo desidera ancora.
Proprio quando viene cacciata dalla scuola d’arte che sta frequentando, costretta a tornare a vivere con i genitori (che non la capiscono) e ad iniziare un lavoro che non la stimola, il suo sogno infantile potrebbe diventare realtà. Viene infatti contattata dal responsabile di “The Store”, un insolito magazzino/negozio, dove apparentemente tutti potrebbero avverare i propri sogni. E in quel momento, a Kit viene offerta la possibilità di ricevere un unicorno. Perché questo succeda, però, dovrà dimostrarsi pronta ad ospitare ed accudire l’animale leggendario.
Nel percorso che si troverà di fronte, pieno di ostacoli e persone pronte a giudicarla, Kit avrà l’occasione di riscoprire se stessa, capirsi fino in fondo ed abbracciare la sua vera natura di sognatrice, che la spingerà ad andare avanti contro tutto e tutti.

La nostra Kit è interpretata da una Brie Larson che torna a vestire i panni comici in maniera convincente, con l’eccentricità giusta che contraddistingue la protagonista delle vicende. Porta sullo schermo una ragazza con sogni e speranze, che non si riesce ad arrendere di fronte alle avversità, che riesce sempre a ritrovare il sorriso anche nel buio della sua vita.

Unicorn Store

Il tocco della Larson è molto meno evidente dietro la macchina da presa. Infatti la giovane premio Oscar, alla sua prima esperienza come regista, ci “regala” un lavoro poco incisivo, con inquadrature e idee stilistiche assolutamente non memorabili. Non per forza tutti devono saper fare tutto, e dato che è davvero talentuosa come attrice, sicuramente potrebbe continuare come tale e lasciare la regia a qualcun altro. Oppure, almeno potrebbe cercare di essere un po’ più creativa e originale, un po’ più Kit.
In ogni caso, il punto di forza del film – oltre a Samuel L. Jackson vestito completamente di rosa – è l’idea alla base del “percorso” di Kit. Tutto ciò che dovrà fare (o non fare) la ragazza la porterà effettivamente a lasciare nel passato quello che la teneva ancorata all’infanzia, ai momenti rosei della sua vita, per accompagnarla con decisione nel mondo adulto. La storia di Kit è una metafora della crescita che contraddistingue ognuno di noi, quando ci troviamo a renderci conto che siamo costretti a prendere in mano la nostra vita per poter raggiungere gli obiettivi che ci prefiggiamo, crescendo e imparando dai nostri errori, divenendo più consapevoli delle nostre capacità.

Voto: 7.75

A cura di Jacopo Lolli

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