Highwaymen (2019) di John Lee Hancock: La Recensione

Highwaymen – L’ultima imboscata: L’altra faccia di Bonnie e Clyde

Highwaymen

Il regista John Lee Hancock sceglie di raccontare la parte meno nota delle vicende riguardanti i famigerati Bonnie e Clyde, portando sullo schermo le peripezie dei due ex Texas Rangers Frank Hamer (Kevin Costner) e Maney Gault (Woody Harrelson), responsabili della morte dei due criminali statunitensi.
Infatti a metà degli anni ’30, a causa dei risultati assenti della polizia americana, la governatrice del Texas Miriam “Ma” Ferguson (Kathy Bates) si trova costretta a rispolverare i due Rangers, che ormai si trovano a dover convivere con l’avanzare degli anni. Dopo qualche titubanza iniziale, Hamer, contattato da Lee Simmons, decide di coinvolgere il vecchio compagno in una delle cacce più ardue della storia.

Quando ci si avvicina ad un film d’azione/thriller del genere, ci si aspetterebbe tensione, energia, soprattutto ritmo, dato sia dalla sceneggiatura, sia dal montaggio ed eventualmente dalla colonna sonora. Se però è questo quello che si sta cercando, sicuramente il film in questione lascerà delusi. Infatti gli eventi procedono molto (troppo) lentamente, senza essere controbilanciati in modo adeguato da altri aspetti interessanti. La psicologia dei personaggi viene toccata di striscio, con un tentativo di andare in profondità poco riuscito, portando ad un risultato fiacco e per la maggior parte del tempo superficiale. La stanchezza con cui si trascinano gli eventi corrisponde agli stati d’animo ma soprattutto alla fisicità dei due protagonisti, che cercano di combattere gli acciacchi del tempo andando a ricercare la gioventù oramai svanita. Fortunatamente, la vena ironica che contraddistingue moltissimo il personaggio interpretato da Harrelson riesce a trasparire anche in questo caso, portando freschezza ad una pellicola troppo lunga e difficile da affrontare.

Highwaymen

Con Highwaymen, Hancock ammicca ai film western degli anni ’60, senza però arrivare ad un risultato all’altezza. Le ambientazioni sabbiose e rustiche non bastano per assomigliare a (né tantomeno ad eguagliare) i grandi successi passati. Almeno con la fotografia, l’esito è sicuramente più riuscito, poiché riescono a portare sullo schermo la saturazione cromatica che meglio si sposa con il contesto in cui ci si trova.
Punto di pregio del film è la modalità di narrazione. È sicuramente da apprezzare la volontà di raccontare “l’altra faccia della medaglia”, la parte di storia sempre presa poco in considerazione, forse perché ritenuta non sufficientemente interessante. Nel corso delle scene, la coppia di criminali sanguinari viene mostrata veramente pochissimo, e quasi sempre senza palesare i loro volti, come a sottolineare che il più delle volte sono stati i protagonisti, ma non è più il loro momento. Adesso deve essere data voce a coloro che hanno posto un punto alle loro avventure, mettendoli a tacere una volta per tutte.

Voto: 5.5

A cura di Jacopo Lolli

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