Il corriere – The Mule di Clint Eastwood: La recensione

Il corriere – The Mule

The Mule - frame del film

Tratto dalla vera storia di Leo Sharp. Nell’America degli anni 80′ il veterano della seconda guerra mondiale Earl Stone (Clint Eastwood), a ottant’anni suonati, inizia a lavorare come corriere per il cartello di Sinaloa. La pellicola racconta gli ultimi anni del vecchio prima di finire in carcere, scanditi da dodici ipotetiche tratte, in cui, a bordo di un pick-up trasporterà più di mille chilogrammi di cocaina. Ricercato dalla Dea e tormentato dal suo passato, sarà costretto a fare delle scelte difficili.

Il corriere – The Mule: I due volti della libertà

Pronta a emozionarci l’ultima pellicola targata Clint Eastwood, che mette in scena tutta la poetica del regista in una ricchissima riflessione sul tempo. Un tempo il cui scorrere è stranamente tranquillo quando, come Earl Stone, stai riuscendo ad ingannarlo.

Ed è così che Clint mette i mattoni per una trattazione dalle premesse simili a Gran Torino, ma con uno sviluppo completamente opposto: dove Walt Kowalski ha una risposta impaurita alla vecchiaia che lo spinge all’intolleranza, Earl troverà, grazie al nuovo lavoro da corriere, una nuova giovinezza e un nuovo stato di quiete.

Quest’ultima è la solida realtà e anche la fervida illusione del personaggio Eastwoodiano, che si muove avanti e indietro su una linea sottile in cui sì, trova libertà, ma allo stesso tempo trova una nuova gabbia. Ed è così che il personaggio dovrà scegliere se vivere quanto gli resta in una bolla oppure fare di tutto per ritrovare l’amore delle persone care, andando a riaprire questioni passate che non può più procrastinare.

Il dramma è gestito in maniera eccellente da una regia che si focalizza su piccole smorfie e sui piccoli rituali, lenti e affaticati, che esprimono in ogni scena la vulnerabilità e, al contempo, la sicurezza del vecchio.

The Mule - frame del film

Il Corriere – The Mule: Il viaggio di Earl

Clint è, ancora una volta, capace di dare vita a un personaggio carismatico e complesso, il quale regge alla grande una pellicola che, a essere sinceri, spreca un po’ il suo capitale attoriale. Rimangono infatti senza una caratterizzazione efficace il capo del cartello Latón di Andy Garcia e il detective della Dea di Bradley Cooper.

Poco ci importa, in fondo il film è il viaggio di Earl  ed è giusto che tutto il resto rimanga di contorno. Anche la stessa America stavolta rimane solo sullo sfondo, in un pellicola che preferisce ironizzare piuttosto che condannare: emblematico il siparietto che si crea quando la Dea ferma un latinoamericano sull’autostrada.

Il ritmo del film è lento, calmo, senza mai essere snervante e senza mai accelerare repentinamente. Sembra ricalcare, appunto, l’andatura di un grosso pick-up della Ford sulla tangenziale.

E proprio Ford ci diceva che:

“l’errore ci dona l’opportunità di diventare più intelligenti.”

Se pensiamo, infatti, che Clint Eastwood sia da condannare per qualche piccolo errore presente nella pellicola, allora forse siamo noi a dover guardare con un occhio più intelligente questo film, ingiustamente derubato di una vetrina all’Academy.

Voto: 8.75

A cura di Don_Malakas

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