Se la strada potesse parlare (2019) di Barry Jenkins: La recensione

Se la strada potesse parlare – L’amore prima di tutto

Se la strada potesse parlare - frame del film

Dopo l’exploit di Moonlight (Oscar 2017 al miglior Film), alcuni avevano già elevato Barry Jenkins nell’Olimpo dei grandi registi di Hollywood, altri invece, ritenevano fosse solo un fuoco di paglia.
Con Se la strada potesse parlare (2019) possiamo definitivamente consacrare il regista statunitense tra le più brillanti promesse della nuova Hollywood.
Il film, tratto da un romanzo di James Baldwin, narra la vicenda di Tish, una giovane ragazza di colore che si innamora del suo amico di infanzia Fonny. La loro relazione sembra andare per il verso giusto fino al giorno in cui l’uomo viene arrestato con l’accusa di aver violentato una donna. Tish, prossima al parto, darà tutta se stessa per far scagionare il fidanzato, grazie anche all’aiuto della sua famiglia e quella di Fonny.

Jenkins e l’esaltazione dell’eleganza

La pellicola è un trionfo d’amore e di eleganza. Raramente si erano viste opere così romantiche, senza però mostrare sequenze particolarmente dolci. La macchina da presa di Jenkins, come anche nel precedente Moonlight, si muove con una dolcezza sconfinata. Le scene di coppia risultano tutte credibili e ricche di gioia, mostrando allo stesso tempo la voglia di vivere una vita più libera dai pregiudizi che ossessionava questi ragazzi. KiKi Layne e Stephan James che sono rispettivamente Tish e Fonny recitano discretamente bene, ma la cosa veramente di prima qualità  è la recitazione dei tutti i caratteristi, capitanati da una Regina King mai così in forma (Nominata come miglior attrice non protagonista agli Oscar 2019).

Se la strada potesse parlare - frame del film

La colonna sonora e la fotografia inoltre riescono a fondersi in un tutt’uno, dando vita a sequenza di rara bellezza, che per le musiche (Nomination per la miglior colonna sonora agli Oscar 2019) riescono a superare l’opera prima di Jenkins.
Quindi se la strada potesse parlare è un film che comunica molto senza parlare troppo. I ritmi, salvo qualche scivolone nella parte centrale, sono dosati bene e la sceneggiatura è ben scritta (Nomination per la miglior sceneggiatura non originale agli Oscar 2019) . Il messaggio finale è significativo, anche se eccessivamente smielato, cosa che gli ha fatto perdere quel qualcosina in più, che avrebbe sicuramente elevato la pellicola ad un livello superiore.
Nonostante alcune incertezze, Jenkins gira un film d’autore, semplice e romantico, che non strizza l’occhio all’Academy come con Moonlight, ma che rimane genuino e in linea con il pensiero del cineasta.
Consigliatissimo.

Voto: 8.25

A cura di Kowalski

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