Glass (2019) di M. Night Shyamalan: La recensione

La resa dei conti è giunta 

Glass - frame del film

Glass, uno dei film evento del 2019, è finalmente nelle nostre sale. L’ultimo capitolo della trilogia iniziata con Unbreakable – Il predestinato (2000) e proseguita con Split (2016), porta avanti le vicende di David Dunn, ormai diventato un giustiziere segreto di Philadelphia che dà la caccia alla Bestia e agli altri criminali ancora in libertà. Proprio l’uomo dalle molteplici personalità, apparso già in Split, continua a mietere vittime da offrire all’Orda, la sua parte incontrollata e maligna. Dopo lunghe ricerche, Dunn finalmente si trova faccia a faccia con la Bestia, ma il loro combattimento verrà interrotto dalla polizia che lì catturerà, trasportandoli in un manicomio di massima sicurezza. Nella struttura ritroveranno una vecchia conoscenza, ormai consumata fisicamente e psicologicamente dai trattamenti subiti: Mr Glass.

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L’opinione di Kowalski

Shyamalan, dopo il successo delle prime due pellicole, era atteso alla prova del nove per l’atto conclusivo di questa affascinante storia. Aspettative che non sono state mantenute, poiché l’opera risulta essere molto confusionaria principalmente dal punto di vista della scrittura. Il personaggio di Dunn, interpretato da un mediocre Bruce Willis, non riceve un approfondimento adeguato e sembra godere solamente della caratterizzazione acquisita nel primo film. La bestia invece è resa una macchietta, il suo lato oscuro visto in Split è quasi totalmente eliminato per far spazio a siparietti, seppur divertenti, delle altre sue personalità. McAvoy, comunque, dimostra con il suo talento sopraffino, di saper mascherare una brutta caratterizzazione, riuscendo a portare a casa un buon risultato.
Inoltre è abbastanza inspiegabile la presenza di Anya Taylor-Joy, carattere vincente in Split, ma che qui onestamente sembra aver ben poco da dire.

Glass - frame del film

Mr Glass, al contrario degli altri due protagonisti, eccelle grazie ad una scrittura brillante e senza incongruenze. È anche l’unico personaggio che mostra un arco narrativo ben definito, con degli obiettivi sensati che lo muovono. Il tutto è condito dalla magnifica interpretazione di Samuel L. Jackson, calatosi perfettamente nei panni di uno dei suoi ruoli più iconici.

Shyamalan, in conclusione, non riesce nell’intento di portare in scena un’opera completa a 360 gradi. La sua regia è poco ispirata, le scene d’azione sono girate con difficoltà e le troppe falle narrative confezionano una pellicola che vuole essere un film d’autore, ma che riesce solamente nell’intento di risultare un divertente Blockbuster.

Voto: 7.25

A cura di Kowalski

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