Recensione di “Un piccolo favore”

Un piccolo favore

Dopo aver diretto lo squallido ​Spy e l’orrendo remake di ​Ghostbusters, Paul Feig non si ferma e vuole torturare ancora gli spettatori di tutto il mondo dirigendo ​Un piccolo favore. Il film parla di Stephanie (Anna Kendrick), una madre single che gestisce un​ ​blog di ricette, stringe un’amicizia con Emily (Blake Lively), lavoratrice in carriera, il cui figlio Nicky frequenta la stessa scuola elementare del figlio di Stephanie, Miles. Quest’ultima, dopo aver chiesto a Stephanie di tenerle il figlio un pomeriggio, sparisce nel nulla in un alone di mistero.

Il soggetto, tratto da un romanzo best-seller, ricorda vagamente “Gone Girl” del maestro David Fincher, ma purtroppo è stato sviluppato malissimo: la sceneggiatura, forzata all’inverosimile in diversi punti chiave dell’intreccio, fornisce al film un tono schizofrenico, poiché alcuni momenti sono fin troppo leggeri e parodistici, altri invece hanno un tono più serio, impedendo al film di collocarsi sia nel genere thriller/drammatico, sia nella commedia (anche se il finale, davvero orrendo, sembra uscito da un film demenziale). Unici punti di forza di questo film sono il ritmo, sempre incalzante e la presenza di Blake Lively, che pur non fornendo un’interpretazione di pregio, riesce a bucare lo schermo con la sua presenza. Non si può dire lo stesso di Anna Kendrick, che recita ancora peggio della collega ed interpreta un personaggio fastidioso fino all’inverosimile (doppiato anche stranamente male).
Concludendo, la prossima volta Paul Feig potrà fare ​un piccolo favore a noi spettatori smettendo di girare filmetti del genere, che insultano l’intelligenza dello spettatore e non servono a niente.

Voto: 4.5

A cura di Federico Antosiano

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