Recensione di “La Ballata di Buster Scruggs”

Un puzzle di storie western con il tocco inconfondibile dei Coen

Torna il magnifico duo formato da Joel & Ethan Coen per la settantacinquesima edizione del Festival di Cannes e lo fa con una pellicola piena di musica, dramma e ironia in salsa western. Sei brevi racconti introdotti da un vecchio libro gigante sfogliato da una mano invisibile, formano il nuovo progetto dei fratelli autori di capolavori del calibro di Fargo e Non è un paese per vecchi. Pensato inizialmente come una miniserie da distribuire su Netflix, è stata sì mantenuta la seconda premessa, ma il progetto ha trovato la forma migliore in un lungometraggio che ha come filo conduttore la morte nella classica ambientazione del vecchio West, tra gioco d’azzardo, carovane e pistole facili. Ma proviamo a scomporre l’opera nelle sue sei parti.

1. La Ballata di Buster Scruggs (17 min)

La ballata di Buster Scruggs

Il primo episodio, da cui il film prende il nome, è una breve introduzione in stile dark comedy che si caratterizza per la comparsa di Buster Scruggs in persona, interpretato da un ottimo Tim Blake Nelson. Sarà lui a guidarci all’interno dell’opera e lo farà rompendo più volte la quarta parete per comunicare col pubblico, fornendoci implicitamente, tra una risata e una sfida tra pistoleri, alcune chiavi di lettura per la comprensione della pellicola. Oltre a essere un’introduzione, il primo racconto, racchiude esso stesso una grande riflessione sulla vita e sulla sua caducità. Dal punto di vista della messa in scena notiamo subito il gusto nella scelta dei costumi e delle ambientazioni, prima su tutte la sala da gioco.

Voto di Don_Malakas: 8.75
Voto di Kowalski: 9

2. Near Algodones (10 min)

La ballata di Buster Scruggs

Ed ecco che la seconda e più breve novella si apre con il Cowboy ladro interpretato da James Franco intento a rapinare una banca. Non tutto andrà secondo i piani e il protagonista sarà costretto a confrontarsi più volte con la dura legge del West. Questa sequenza racchiude una profonda riflessione sull’ineluttabilità del destino e alcuni momenti di intrattenimento puro. Lo stile della narrazione non si distacca molto da quello del primo episodio, rimanendo infatti carico di ironia e ad alta intensità. Una piccola gemma che in dieci minuti racchiude vere perle di genialità, tra tutte la scena dell’attacco degli indiani e il finale.

Voto di Don_Malakas: 8.75
Voto di Kowalski: 8.25

3. Meal Ticket (28 min)

Arriviamo al terzo episodio, sicuramente quello a tinte più noir di tutta la raccolta. Un impresario, interpretato da un gigantesco Liam Neeson, viaggia con il suo carro per presentare lo spettacolo “Il tordo senza ali”. Lo show prevede che un ragazzo, senza braccia e gambe, metta in scena un monologo e al termine, l’anziano impresario chiede un’offerta per la triste situazione del ragazzo. Dopo poco tempo però, i guadagni dello spettacolo iniziano a calare e l’uomo si inizia ad interrogare su come possa risollevare la situazione perché un’attrazione non può durare per sempre. In questo episodio notiamo come i Coen abbiano preso spunto anche dal loro lato noir, rievocando le atmosfere di Fargo, e riuscendo quindi nell’intento di portare in scena una storia fatta di silenzi ma colma di cattiveria e di egoismo. Sicuramente non è uno degli episodi più facili da apprezzare, ma rappresenta il manifesto del pensiero dei Coen prima degli anni 2000.

Voto di Don Malakas: 8.25
Voto di Kowalski: 9.25

4. All Gold Canyon (24 min)

La ballata di Buster Scruggs

La quarta vicenda narra di un vecchio, che una volta giunto in una valle piena di prati e attraversata da un fiume, si mette a scavare alla ricerca di un grosso quantitativo d’oro. Dopo vari giorni di ricerca, l’uomo giunge finalmente al punto dove è situato il bottino, ma un uomo che era sulle sue tracce da tempo lo metterà in seria difficoltà. Dei sei episodi della raccolta, questo forse è il meno decifrabile, data la sua diversità e la quasi totale assenza di dialogo. Tuttavia, come in tutte vicende narrate dai fratelli Coen, anche questo sul finale offre spunti di riflessione e una morale. Però la cosa che salta più all’occhio di tutte è la pulizia e la perfezione dello stile registico del duo che, grazie anche all’aiuto di una fotografia perfetta, sono riusciti a portare in scena le sequenze più estasianti dell’intera opera.

Voto di Don Malakas: 7.75
Voto di Kowalski: 8.25

5. The Gal Who Got Rattled (38 min)

La ballata di Buster Scruggs

Il quinto capitolo è la storia di una fanciulla (Zoe Kazan) che parte per un viaggio d’affari insieme al fratello (Jefferson Mays) con un gruppo di carovane e si ritrova a piangerne la morte per via del colera. Rimasta senza soldi per continuare il viaggio, proprio quando sta perdendo ogni speranza, trova l’aiuto del cowboy responsabile della carovana (Bill Heck). Ma le insidie sembrano essere infinite…
Tanti i punti di forza di questa quinta storia che fa una riflessione sulla precarietà dell’equilibrio e sull’importanza delle scelte. Il dramma qui è forte sin dal principio, anche se stemperato dalla volontà e dalla capacità di intrattenere di Ethan e Joel che caratterizzano personaggi duri o gentili, deboli o forti senza che a nessuno di questi manchi l’ingrediente ironico, marchio di fabbrica del loro stile. L’episodio, complice anche l’ottima interpretazione di Zoe Kazan, ne viene fuori tra i migliori della pellicola.

Voto di Don_Malakas: 9.25
Voto di Kowalski: 8.25

6. The Mortal Remains (20 min)

La ballata di Buster Scruggs

Un’anziana signora aristocratica (Tayne Daly), un vecchio e burbero cacciatore (Chelcie Ross), un francese col vezzo del gioco (Saul Rubenik), un grande e grosso irlandese (Brendan Gleeson) e un elegante inglese sono in viaggio e condividono la carrozza di un treno. Quello che sembra essere l’inizio di una barzelletta è invece una riflessione sulla vita incoraggiata dal confronto tra le diverse filosofie di vita di personaggi con un retroterra così diverso. Almeno in principio, la situazione cambierà quando due di loro paleseranno la propria vera natura…
Quest’ultima sequenza ha l’onore e l’onere di concludere il film e di riaggomitolare “il filo nascosto” -scusate la citazione al lavoro di Anderson- che è stato teso dai registi lungo tutta la pellicola e lo fa senza comunicare in modo esplicito un messaggio finale. Ma si può evincere, sia dalle leggere conversazioni iniziali che dalla gestione della sequenza che romperà l’equilibrio come vengano ripresi molti dei temi trattati nei vari episodi. La sequenza risulta di sicuro impatto e lascia allo spettatore ampia possibilità di interpretazione, l’unico difetto è forse il sottoutilizzo di un talento come Brendan Gleeson, il cui personaggio è relegato quasi a contorno e non riesce a essere caratterizzato sufficientemente.

Voto di Don_Malakas: 8.25
Voto di Kowalski: 8.25

A cura di Don_Malakas (intro, 1,2,5 e 6) & Kowalski (3,4)

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