Recensione di “Soldado”

Sollima alla conquista di Hollywood

Soldado

Che l’Italia ormai abbia riconquistato un po’ di credibilità anche a Hollywood è un dato di fatto. Dopo l’acclamazione di Sorrentino e Guadagnino, un altro dei nostri si sta facendo strada oltreoceano. Ovviamente stiamo parlando di Stefano Sollima, regista dell’ottimo Suburra (2015) e della prima stagione di Gomorra. Ma la vera svolta della sua carriera è arrivata quando è stato designato come regista di Soldado (2018), sequel del tanto acclamato Sicario (2015) di Denis Villeneuve. La pellicola porta avanti le vicende dei due protagonisti maschili del primo capito: l’agente Matt Graver, interpretato da Josh Brolin e l’enigmatico e glaciale Alejandro , portato in scena da uno strepitoso Benicio del Toro, mentre esce di scena il personaggio di Emily Blunt.

Soldado ci proietta in una realtà simile a quella del primo film, ma non ci chiarisce con precisione quanto tempo sia passato dagli accadimenti di Sicario. Siamo quindi sempre sul confine tra Messico e Stati Uniti, e l’agente Matt Graver , dopo alcuni attacchi terroristici, richiede l’aiuto di Alejandro , ritiratosi in Colombia, per rapire la figlia del boss del più grosso cartello della droga, e scatenare così una guerra tra bande criminali. Durante la missione qualcosa va storto e i due uomini, saranno costretti a mettere da parte tutti i loro ideali per salvare la ragazzina.
Partendo dal presupposto che Sicario è sicuramente uno dei migliori thriller degli ultimi anni, questo suo seguito non sfigura affatto, ma riesce a rievocare tutta la ferocia e l’atmosfera cupa che aveva il primo film. Sollima ci riporta in una realtà che ormai conosciamo, ma decide di andare a fondo per esplorare più i nostri personaggi che la realtà che li circonda. Infatti la storia è più canonica, se così possiamo definirla, perché la vicenda della bambina è solo un pretesto per mettere in risalto l’evoluzione del personaggio di Alejandro, sempre più spietato e alla ricerca di una vendetta che lo tormenta da troppo tempo. L’incipit del film è veramente notevole, ricco di tensione e capace di trasportarti in un mondo buio e poco documentato. La storyline del ragazzino che inizia a trafficare clandestini per guadagnare un po’ di soldi è interessante e viene sviluppata bene anche dopo l’intreccio con la storia principale. Purtroppo, la pellicola soffre di alcuni tempi morti, tranquillamente eliminabili, a causa di una eccessiva dilatazione di alcune sequenze.
Ma le cose che sicuramente saltano all’occhio sono le interpretazioni dei due protagonisti. Benicio del Toro nei panni del misterioso Alejandro è sempre più in parte, e riesce sempre a tirare fuori nuovi aspetti del carattere non ancora manifestati. Il dialogo con l’uomo sordo, dove il protagonista dimostra di saper usare l’alfabeto dei segni, è forse la migliore del film, poiché è piena di carica emotiva e da alcuni dettagli in più sulla famiglia di Alejandro. Non da meno è l’interpretazione del glaciale Josh Brolin, ormai sempre più impegnato nei ruoli dei villains dei cinecomics, ma che all’occorrenza riesce a reggere ancora parti di grande spessore come quella dell’agente Matt Graver, sempre più dubbioso e amareggiato dalle scelte del suo paese.

Soldado

Soldado possiamo vederlo non solo come un semplice thriller di ottima fattura e ben ritmato, ma se viene inserito all’interno della macro-storia, si nota come sia il film del cambiamento e delle scelte personali. Sia dal punto di vista dei due protagonisti, già analizzati in precedenza, ma anche della figlia del boss e del ragazzino messicano.
Sollima non sbaglia la sua prima prova Hollywoodiana, non riuscendo comunque a raggiungere il risultato di Sicario, ma dimostrando ancora una volta di essere un regista con grande potenziale, e capace di gestire progetti con un budget molto più elevato delle produzioni italiane.

Voto: 8

A cura di Kowalski

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