Recensione di “BlacKkKlansman”

Spike Lee ci racconta i lati oscuri dell’America

È il poliziotto Ron Stallworth a riportare Spike Lee ai vertici del panorama Hollywoodiano, abbandonato da diversi anni a causa di opere di medio livello e non così rilevanti per la caratura del regista. Ma con questo Blacks la musica cambia. Spike Lee, infatti, ha deciso di raccontare una storia difficile, rischiosa e di peso. La storia di Ron Stallworth. Il primo poliziotto di colore a Colorado Springs, che con un assurdo tentativo riuscì, insieme all’esperto collega Flip Zimmerman, ad infiltrarsi all’interno del Ku Klux Klan. La coppia non solo riuscì ad entrare nelle grazie del Klan, ma in poco tempo scalò anche le gerarchie, fino ad arrivare a conoscere i grandi capi dell’organizzazione.
Spike Lee con questa pellicola dimostra di non aver perso il vecchio smalto e dirige una storia con assoluta maestria. Il film, nonostante la consistente durata, non soffre quasi mai di cadute di ritmo e la narrazione rimane fluida e coinvolgente. La prima parte, dove vengono introdotti i personaggi e il panorama nel quale si svolgerà la vicenda, è la più attraente, poiché la figura del Klan è presentata con toni satirici, e i personaggi di rilievo dell’organizzazione, come David Duke, hanno un ruolo piuttosto comico ma allo steso tempo riuscito. Spike Lee dopo il successo di Fa’ la cosa giusta (1989), Malcolm X (1992), La 25ª ora (2002) e Inside Man (2006), dimostra ancora una volta le sue grandi abilità di scrittura. I dialoghi e le battute sono pungenti ma allo stesso tempo anche divertenti e non ci sono grossi buchi all’interno della storia. La regia è come al solito pulita, virtuosa e spettacolare. Alcune sequenze, come ad esempio quella seguente al tiro al bersaglio del Klan, dove vengono raffigurate delle sagome di bambini di colore che scappano, sono magnifiche e allo stesso tempo inquietanti.

Ma la cosa che dona al film quella marcia in più è la caratterizzazione dei due protagonisti. Veramente eccellente è la prova di John David Washington, figlio dell’attore Denzel Washington, qui in una delle sue prime prove recitative ad alto livello, offre una prova molto sicura e convincente nei panni di Ron Stallworth. Al fianco del giovane interprete, troviamo Adam Driver nei panni di Flip Zimmerman. La star nonostante la limitata espressività, riesce a donare ai suoi personaggi una caratterizzazione molto personale e allo stesso tempo particolare. Non a caso, negli ultimi anni si sta dimostrando sempre più convincente in qualsiasi ruolo.
BlacKkKlansman (2018) quindi segna il definitivo ritorno di Spike Lee tra i grandi del cinema odierno e anche se, sul finale la pellicola si perde in qualche considerazione troppo esplicita, rimane un progetto estremamente riuscito soprattutto per l’argomento che tratta. Infatti il film ha avuto una grande accoglienza al Festival di Cannes del 2018 e probabilmente sarà uno dei principali contendenti alla prossima edizione degli Academy.

Voto: 8.25

A cura di Kowalski

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