Recensione di “La ruota delle meraviglie – Wonder Wheel”

Uno dei migliori Allen degli anni 2000

Dopo la notizia sulla cancellazione di A Rainy day in New York (2018), analizziamo l’ultimo film di Woody Allen. Il tanto chiacchierato La ruota delle meraviglie – Wonder Wheel (2017). La quarantottesima fatica dell’acclamato regista narra le vicende di Ginny e Humpty, una coppia di sposi che vive una vita modesta tra alti e bassi. Entrambi nascondono qualcosa del loro passato: lei è un’ex attrice che ora lavora come cameriera in un ristorante, lui è un giostraio di mezz’età dell’isola, con una figlia avuta in passato da una precedente relazione. La vita di Ginny cambia quando fa la conoscenza di Mickey, un giovane e affascinante bagnino, che le restituisce la felicità persa molti anni addietro, a causa del primo e fallimentare matrimonio. La quotidianità è però sconvolta dall’arrivo di Carolina, la figlia di Humpty, che è in fuga da alcuni gangster molto pericolosi. Quest’ultima, infatti, fin dal suo arrivo, riesce a smuovere il cuore di Mickey, scatenando la gelosia e l’ossessione di Ginny, pronta a tutto per riprendersi il suo uomo.

La ruota delle meraviglie
Allen con questo suo ultimo lavoro, sembra ritrovare la brillantezza e l’ispirazione dei migliori anni. Torna con una storia veramente molto semplice, indagando nella quotidianità di persone comuni e fragili. I dialoghi sono estremamente brillanti, pungenti, mai banali e spietati al momento giusto. Finalmente, però, la cosa che fa più piacere ritrovare in un’opera del grande Allen, è la scrittura dei protagonisti. In La ruota delle meraviglie, sono presenti personaggi perfetti per la storia. Ginny, interpretata da una sontuosa Kate Winslet, trasmette senza filtri le delusioni della vita, il malessere esistenziale e l’insoddisfazione. Una figura, la sua, che brilla di luce propria, destinata con ogni probabilità ad essere una delle migliori dell’Allen degli anni 2000. Non sono certo da meno i comprimari. Risultano, infatti, veramente in parte sia Justin Timberlake nei panni del bagnino Mickey, che in questa pellicola dà prova di tutto il suo potenziale recitativo, sia la giovane Juno Temple nei panni della figlia Carolina. Ma, senza dubbio, il plauso più grande va a Jim Belushi, fuori dalle scene da parecchio tempo, che torna di prepotenza sul grande schermo, offrendo una grande performance. Il suo Humpty risulta convincente dal primo all’ultimo minuto, un personaggio multiforma, capace di essere odiato e compatito a seconda delle situazioni famigliari a cui andava in contro.
Se tutto il comparto attoriale in questo film risulta convincente, con sprazzi di eccellenza, non è certo da meno l’aspetto tecnico dell’opera. Il celebre commediografo in questo suo ultimo lavoro dietro la macchina da presa, sembra aver riacquistato l’ispirazione di qualche anno fa. Le inquadrature su Coney Island, sui personaggi e sui tramonti sono da pelle d’oca. In sintesi, si potrebbero definire quadri in movimento. Il tutto arricchito dalla fotografia di Vittorio Storaro, alla seconda collaborazione con il regista dopo Café Society (2016), capace di raggiungere una perfezione cromatica quasi mai ottenuta in precedenza, capace di esaltare al massimo i colori caldi, protagonisti delle inquadrature sui paesaggi e sul luna park.

La ruota delle meraviglie
Il ritmo del film è molto lento, ma mai noioso, ogni sequenza è al servizio della storia. La pellicola si discosta un po’ dal vecchio Allen, infatti, non sono presenti né il sarcasmo né la sua solita ironia, che ha reso celebre il regista, proprio per il gusto di raffigurare uno spaccato di società irrealizzata ma piena di tanti sogni nel cassetto. Citando due delle sue ultime ma riuscite pellicole, in La ruota delle meraviglie, possiamo riscontrare la poesia e le dolci inquadrature di Midnight in Paris (2011), ma anche la cattiveria e la spietatezza di Match Point (2005).
In opposizione all’opinione della critica, La ruota delle meraviglie, resta sicuramente uno dei lavori più ispirati e appassionanti del Woody Allen degli anni 2000. Una pellicola che, attraverso una storia molto semplice, riesce ad essere pragmatica, affondando le radici in argomenti molto delicati e dolorosi. Speriamo, quindi, che l’infinito talento dell’eclettico artista non si esaurisca, ma che, al contrario, e malgrado tutte gli scandali e le critiche, cominci nuovamente a sfornare con continuità lungometraggi di questo livello.

Voto: 8.5

A cura di Kowalski

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