Recensione di “Don’t Worry”

Joaquin Phoenix è il perfetto ritratto del dolore e della rinascita

Presentato in concorso al Sundance Film festival 2018 e alla 68ª edizione del Festival internazionale del cinema di Berlino, il nuovo lavoro di Gus Van Sant, regista di capolavori del calibro di Will Hunting – Genio ribelle (1997) e Milk (2008), è stato accolto dalla critica in modo molto positivo. Il film è incentrato sulla biografia Don’t Worry, He Won’t Get Far on Foot del vignettista satirico John Callahan, rimasto paralizzato a causa di un incidente in auto. Dopo aver essersi rovinato la vita a bere, John trova nel disegno una passione e una via di fuga dalle sofferenze della quotidianità.

Don't Worry

Gus Van Sant, dopo ben 10 anni da Milk, torna a girare una pellicola tratta da una storia vera, un’opera cruda che non si nasconde dietro a inutili sequenze sdolcinate, ma ci sbatte in faccia la sofferenza e il destino della vita. Il film, narrato su archi temporali differenti, grazie all’uso di lunghi flashback, racconta la storia di come John Callahan si sia evoluto spiritualmente e mentalmente, per arrivare a far pace con sé stesso e accettare la sua disabilità. La pellicola ha al suo interno momenti molto divertenti, dove, grazie alle vignette di John, si riesce a sorridere, andando a spezzare il tono drammatico e triste che ha il film. Il protagonista, interpretato magnificamente bene da Joaquin Phoenix, riesce a farti ridere e a farti pena allo stesso momento. L’attore usa una tale espressività sul volto e nelle movenze del corpo, da sembrare quasi reale. Non a caso, è considerato uno degli interpreti più versatili e espressivi in attività, e la sua performance in questo lungometraggio potrebbe anche valergli l’Oscar come miglior attore protagonista agli Academy 2019.
Da manuale sono i dialoghi tra John e il gruppo di ex alcolizzati, dove discutono l’utilità della loro vita e soprattutto della sfortuna che ha avuto l’artista in quella serata. In quelle sequenze il regista tocca i punti più alti sia di regia che di sceneggiatura, un livello altissimo, quasi da pelle d’oca. Al fianco di Joaquin Phoenix troviamo il bravissimo Jonah Hill, nel ruolo di Donnie, omosessuale e fondatore di una comunità per ex alcolizzati. La sua performance è veramente misurata, elegante e mai invasiva, nonostante il look eccentrico e la personalità forte del personaggio. Bellissime le ultime battute sul valore della vita che si scambiano i due protagonisti. Jack Black e Rooney Mara vanno a completare un cast delle grandi occasioni. Ma la loro prova non è così convincente, ma rimane piuttosto superficiale e dimenticabile, data anche dalla sceneggiatura un tantino carente in alcuni punti. Il personaggio della Mara, infatti, sviluppato meglio, avrebbe potuto donare ulteriore sentimento alla storia, soprattutto focalizzandosi maggiormente sul rapporto amoroso con l’artista.

Don't Worry

Il regista scaccia le critiche negative che lo avevano affossato dopo la realizzazione de La foresta dei sogni (2015), massacrato sia dalla critica che dal pubblico. Gus Van Sant torna quindi con un’opera convincente, che intrattiene con classe e contenuto e che regala una delle più belle e sentite interpretazioni della carriera di Joaquin Phoenix.

Voto: 8

A cura di Kowalski

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