Recensione di “Ready Player One”

Il vecchio Spielberg è tornato!

Ready Player One

Siamo nel 2045. La sovrappopolazione ha radicalmente mutato il pianeta, fino a ridurlo ad un ammasso di baraccopoli. Come via di fuga, la gente entra su OASIS, un mondo virtuale dove è possibile fare qualsiasi cosa. Quando il creatore di OASIS, James Halliday, muore, il suo avatar dà il via ad una competizione per trovare un easter egg nascosto nel mondo virtuale e ottenere così il controllo di OASIS. Per riuscire a scovarlo, servono però tre chiavi, che si otterranno solo superando tre prove estreme. Il giovane diciassettenne Wade Watts, conosciuto su OASIS con il nome di Parzival, decide di partecipare alla sfida insieme al suo amico Aech con l’obbiettivo di trovare l’easter egg.
Il tanto amato progetto di Steven Spielberg tratto dal libro di Ernest Cline, qui in veste anche di co-sceneggiatore, giunge finalmente nelle nostre sale. Ci troviamo davanti ad un’opera che affonda le mani nei ricordi di ogni ragazzo, esaltando l’intrattenimento nella più genuina delle forme. Già dalle prime sequenze, possiamo notare come la pellicola sia un tripudio di citazioni e rimandi ad altri film che hanno segnato un’epoca. Si respira tutto il pensiero e la carriera del regista-sognatore, un uomo che nella sua carriera è riuscito a dare al cinema un’impronta fanciullesca e spensierata, dando vita a lungometraggi epocali. Ready Player One, sembra quindi un ritorno a casa per Spielberg, un tentativo autocelebrazione e di esaltazione delle opere che più lo hanno influenzato: partendo da Jurassic Park, passando per King Kong, Alien, Star Wars, Il gigante di ferro, fino ad arrivare a Kubrick. Assistiamo ad un percorso a tappe dove ognuno di noi può ritrovare un pezzo di se stesso, tornando bambino e vivendo nuovamente quei ricordi felici e spensierati.

Ready Player One
Il film però non è soltanto un’opera citazionistica e celebrativa, ma è anche un omaggio all’amicizia, al valore dei sentimenti e dell’attaccamento. Un tentativo di rappresentare un mondo più spensierato e felice nel quale l’uomo possa estraniarsi, fuggendo dalle delusioni della vita. Spielberg usa come mezzo questo film, per incitare l’America a non lasciarsi andare e a credere in un posto migliore.
La pellicola comunque non è esente da difetti: l’evoluzione e l’arco narrativo dei protagonisti è leggermente sottovalutato, come anche la caratterizzazione del villain, il CEO di IOI Nolan Sorrento, un personaggio abbastanza superficiale e inutile ai fini della storia. Ma gli incredibili effetti speciali, la coloratissima fotografia e la grande colonna sonora di Alan Silvestri portano l’opera ad un livello di epicità quasi mai raggiunto prima, facendo immergere lo spettatore in un viaggio fantastico e senza limiti, proprio come OASIS.

Voto: 8.75

A cura di Kowalski

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