Recensione de “La isla minima”

Un thriller controverso che affonda le mani nella società e nella psicologia umana.

La isla minima

Siamo nel 1980. Uno sperduto villaggio nel sud della Spagna, immerso nelle paludi e nelle risaie, è il perfetto scenario per un mistero terribile. Da qualche tempo, infatti, in quelle lande desolate, opera un serial killer che ha fatto sparire alcune adolescenti. Per risolvere la misteriosa e delicata indagine, vengono inviati sul posto due detective con caratteri completamente diversi. Pedro, persona molto riflessiva e razionale, durante la convivenza, cercherà di placare i bollenti animi di Juan, esperto poliziotto, ma con un passato oscuro e misterioso. I due detective, fin dall’inizio, si troveranno davanti una popolazione retrograda e avranno non poche difficoltà a destreggiarsi in quel luogo per svelare i misteri che si celano dietro.
Alberto Rodríguez, qui al suo sesto lungometraggio, confeziona un thriller/giallo denso di contenuto, capace di far riflettere sulla società e sulla psicologia delle persone. L’esempio che salta subito all’occhio è quello di un mondo che deve fare i conti con il passato e che non riesce a uscire dalla mentalità franchista che era presente fino a pochi anni prima. Anche i due protagonisti sono molto diversi tra loro, sia politicamente che nell’integrazione. Pedro è molto restio ad avere contatti con la gente, mentre Juan, pur nascondendo scheletri del suo passato e problemi di salute, non esita a cercar di stringere rapporti con tutti gli abitanti del paese.

La isla minima
La pellicola, per ambientazione e caratterizzazione dei personaggi, ricorda molto la prima stagione di True detective (2014), nonostante in quest’ultima si puntasse più sul mistero, mentre il film si focalizza sul contenuto e ha l’obiettivo di raffigurare uno spaccato di società, in un periodo storico molto delicato.
Il regista, inoltre, fa un lavoro straordinario sotto tutti i punti di vista. La regia predilige le inquadrature dall’alto che raffigurano le stradine labirintiche sulle paludi, e sembrano quasi indicare le difficoltà che dovranno passare i due poliziotti per orientarsi in questa indagine. La scelta della location è azzeccatissima: il villaggio lugubre e diroccato sembra trasmettere quel senso di tristezza e di difficoltà nell’abituarsi ai cambiamenti che è poi il tema centrale di tutta la pellicola. La colonna sonora, quasi assente nella prima parte, sale in cattedra verso la conclusione, tenendo la tensione altissima. Lavoro eccellente invece per la fotografia: capace di creare atmosfere da pelle d’oca, soprattutto con le albe e i tramonti. Il tutto arricchito dalla partecipazione di attori straordinari e perfettamente in parte.
Menzione speciale per Javier Gutiérrez e Raúl Arévalo, che sono riusciti a donare ai protagonisti una complessità e un’espressività veramente rara.

La isla minima
Quindi, La isla minima (2014), è una pellicola veramente completa, virtuosa e allo stesso tempo pragmatica, che intrattiene ma riesce a far riflettere. Un film che ha meritato ampiamente i 10 premi Goya (tra cui miglior film e miglior regia) e il successo di critica e pubblico internazionale che ha ottenuto.

Voto: 8.5

A cura di Kowalski

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