Recensione de “Il sacrificio del cervo sacro”

Quando la tragedia greca si fonde con il cinema di Lanthimos

Il sacrificio del cervo sacro

Nel 2015 Yorgos Lanthimos aveva incantato pubblico e critica con The Lobster, entrando di diritto nella cerchia dei registi più promettenti della nuova generazione.
Con il suo nuovo lavoro, Il sacrificio del cervo sacro, è stato chiamato alla definitiva prova del nove. Il film, presentato in anteprima al Festival di Cannes 2017, è una rielaborazione contemporanea della tragedia greca Ifigenia in Aulide di Euripide e racconta la storia di Steven Murphy, un chirurgo affermato che conduce una vita normale ma che si incontra frequentemente con un ragazzo dal passato sconosciuto. L’ingresso del giovane nella vita del dottore porterà quest’ultimo a compiere un sacrificio impensabile, quando la salute dei famigliari inizierà a peggiorare per cause apparentemente misteriose, ma in qualche modo legate al ragazzo.
La psicologia umana domina il film come una presenza superiore, capace di dominare i personaggi e gli eventi della narrazione. Già nella pellicola precedente (The Lobster) il protagonista, interpretato da Colin Farrell, era un debole senza particolari qualità, che, in qualche modo, era succube degli eventi. Il dott. Steven Murphy, interpretato anche qui dallo stesso Farrell, è invece la figura centrale dell’ultimo lungometraggio di Lanthimos, ed è presentato come un uomo che cerca di riparare ai danni commessi in passato facendo del bene, come se cercasse di perdonare sé stesso. Ed è proprio questo uno dei punti di forza de Il sacrificio del cervo sacro, cioè l’esser riusciti a creare un personaggio con uno status e una credibilità sociale maggiore del David di The Lobster, ma che in realtà nasconde mille fragilità e incertezze pronte a farlo crollare da un momento all’altro. La coppia Farrell-Kidman di questo film ricorda a grandi linee il duo formato da Cruise e la stessa Kidman in Eyes Wide Shut, l’ultima pellicola di Stanley Kubrick, che sembra aver influenzato molto l’autore di The Lobster. Infatti le due coppie hanno molti aspetti comuni, partendo dal potere e dal controllo psicologico che esercita la moglie sul marito, fino ai mille segreti e le debolezze che ha la figura maschile nei confronti della donna.
Altra tematica fondamentale, presente anche nell’opera di Euripide, è il parallelismo del sacrificio con il giudizio divino. Nella pellicola questo è presente in modo più severo, quasi ineluttabile, poiché, qualsiasi decisione prenda il protagonista, si incorrerà in una situazione ancora più sfavorevole.
Nella tragedia Ifigenia in Aulide, invece, il giudizio divino è visto come un banco di prova per espiare un peccato commesso. Qui però la situazione non peggiora forzatamente. Anzi, a volte si ha anche un miglioramento rispetto alla condizione iniziale.

Il sacrificio del cervo sacro

Il regista greco, grazie al suo stile di regia molto pacato ed elegante e a un’azzeccatissima colonna sonora, riesce a esaltare i momenti di pathos del film, confezionando sequenze meravigliose. Menzione particolare agli ultimi dieci minuti della pellicola: un concentrato di pura adrenalina e tensione che tengono lo spettatore con il fiato sospeso come pochi altri film riescono a fare. Il cast, arricchitosi della presenza della bellissima Nicole Kidman, offre una grande dimostrazione delle proprie abilità e trova in Colin Farrell un attore di grande talento e versatilità. Resta quindi misterioso il motivo dell’ostilità della critica nei confronti di quest’ultimo, molto spesso bistrattato e sottovalutato. Infatti sia il film che gli interpreti principali sono stati snobbati dall’Accademy e dagli altri premi importanti, riuscendo a vincere solo il Prix du scénario per la miglior sceneggiatura al Festival di Cannes.
In conclusione possiamo dire che Il sacrificio del cervo sacro è un dramma famigliare e allo stesso tempo un thriller psicologico riuscito, che ha come pecca un ritmo altalenante e una scarsa caratterizzazione dei comprimari, le cui azioni a volte sono un po’ forzate all’interno della narrazione.

A cura di Kowalski

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