Recensione di “I segreti di Wind River”

“I SEGRETI DI WIND RIVER”: quando la giustizia vale più di mille parole

“I SEGRETI DI WIND RIVER”

TRAMA “I SEGRETI DI WIND RIVER”

Il responsabile del controllo faunistico della riserva indiana di Wind River, Cory Lambert, durante un’ispezione sulle nevi, trova il corpo senza vita di una giovane donna indiana.
Le tranquille cime del Wyoming si tingono di rosso e la polizia tribale è costretta a chiamare l’FBI, rappresentata dall’ agente Jane Banner.
Cory Lambert, segnato da un misterioso e tragico passato, decide di mettere a disposizione le proprie conoscenze e abilità da cacciatore per svelare il sanguinoso arcano sepolto fra i ghiacciai.

ANALISI “I SEGRETI DI WIND RIVER”

Taylor Sheridan, dopo le precise quanto snelle sceneggiature di “Hell or High Water” (2016) e “Sicario” (2015), nell’Aprile 2018 (Italia), esordisce alla regia con il compimento di un’ipotetica trilogia sui lontani confini americani.
Il debuttante autore ha sempre cercato di porre la lente di ingrandimento sulle più aspre e combattute frontiere statunitensi, terre dimenticate dove il tempo sembra essersi fermato. Sheridan contestualizza queste realtà difficili servendosi di pochi eleganti particolari, come la bandiera degli USA issata capovolta all’ingresso della riserva, i volti segnati dei vecchi nativi e la sconvolgente (quando lo guarderete capirete perché) elaborazione del lutto secondo i costumi indigeni.“I SEGRETI DI WIND RIVER”
Il regista presta molta attenzione agli scenari, avvolti in una tetra e angosciante patina di tristezza resa su pellicola con una esemplare scelta d’ inquadrature e luci crepuscolari.
Sheridan sfrutta gli spostamenti della squadra investigativa per effettuare delle riprese a tutto campo, che immergono lo spettatore nell’ambiente gelido e austero che caratterizza quei luoghi. A dimostrare l’attenzione per la verosimiglianza possiamo citare una delle prime scene in cui l’abbattimento di un lupo viene rappresentato in ogni suo particolare senza tralasciare la cruenza e l’efferatezza del gesto.

L’intreccio risulta lineare e conciso dimostrando, nella sua semplicità, l’intento di sviluppare non tanto l’elemento thriller quanto più la componente tematica socio-politico e culturale, dove le donne amerindie sono bistrattate e trascurate. Queste non vengono considerate degne d’attenzione, seppur scomparse, tanto che non esiste un registro per le native disperse.

La sceneggiatura è pulita e minimale e le battute sembrano cucite addosso ai personaggi.
È da sottolineare l’efficace interpretazione di Jeremy Renner, nel ruolo di Cory Lambert, il quale riesce a trasmettere, sia la tranquillità del cacciatore esperto, sia la consapevolezza che per sopravvivere ad un grande dolore, come nell’ostile riserva di Wind River, bisogna solo soffermarsi sugli aspetti positivi, impedendo che la negatività prenda il sopravvento. Jeremy Renner rappresenta superbamente l’immagine ideale dell’abitante di quelle fredde terre, recitando lapidarie massime di estrema concretezza con lo sguardo di chi sa che tutte le scorciatoie portano solo all’autodistruzione.“I SEGRETI DI WIND RIVER”
Sicuramente di tutt’altro peso la performance di Elizabeth Olsen (l’agente Jane Banner). Il suo personaggio, infatti, non è caratterizzato perfettamente, risultando di scarso impatto e male inserito in alcune scene.
Significativa, seppur fugace, l’interpretazione di Graham Greene (lo sceriffo Ben Shoyo). Egli rappresenta brillantemente la rassegnazione e la solitudine della polizia tribale della riserva indiana di Wind River.

Ogni figura messa in scena condivide con le altre una forma di pensiero impuntata sulle conseguenze degli eventi e mai sulle cause. Questo pragmatismo si manifesta nella ricerca pedissequa di una soluzione temporanea ai problemi che genera un ritorno inesorabile di questi ultimi.
La conseguenza finale, com’è facilmente immaginabile, è la caduta in un circolo vizioso in cui la figura della vittima e quella del carnefice si sovrappongono.

Il protagonista agisce secondo un unico scopo: trovare una motivazione alla misteriosa morte della figlia, cercando di eliminare l’assurdo rimorso di non averla protetta. Egli, di conseguenza, si impegna a risolvere il presunto caso di omicidio della donna amerindia, nonché amica di sua figlia.
Il regista si serve di questo espediente per poter mettere a fuoco il rapporto genitore-figlio in questo difficile ambiente, in cui ogni scelta sembra quella sbagliata.

Il dramma poliziesco s’incastra perfettamente nel contesto socio-culturale, seguendo, con particolare attenzione, un approccio realista. Questo aspetto lo si evince dalle scelte dei personaggi, che non rappresentano mai la sincera volontà dell’individuo, ma il riflesso delle contraddizioni e dei vuoti legislativi degli USA nei confronti della tribù Arapaho.

“I SEGRETI DI WIND RIVER”, in conclusione, è un fantastico dipinto a tinte macabre di una quotidianità lontana dalle comodità, che, nelle gioie e nei dolori, grazie al rapporto quasi simbiotico con la natura, garantisce ai nativi un’identità comunitaria.

“I SEGRETI DI WIND RIVER”

 

 

Torquemada

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