Muta come un pesce

“The Shape of Water”: un  punto di vista dissacrante

The Shape of Water

Questa notte mi sono svegliata per andare a lavoro. Mi sono lavata, cercando di non incrociare lo sguardo col mio riflesso nello specchio; non ce l’ho fatta mi sono vista e rivista. Sono stata male, ho rimesso l’anima. Facevo pietà perfino a un Filet-O-Fish del McDonald, a uno scorfano surgelato.

La tristezza mi ha rubato le parole e così ho deciso di fare il gioco del silenzio da sola e mi sono incisa il collo per trovare un’altra giustificazione al mio mutismo.
Sì,va bene,sono pazza, ma faccio quello che voglio tanto sono brutta, chi se ne accorge.

Sono un’ eccellente inserviente in un segretissimo, si fa per dire perché entrano cani e porci, laboratorio della CIA dove, teoricamente, studiano strategie per fermare l’avanzata sovietica. Non capisco tutta questa apprensione per una guerra inesistente. Basterebbe che i russi imparassero l’inglese e capirebbero le nostre intenzioni, ma forse questa guerra la vogliono fare a tutti i costi. O forse sono io una stupida donna delle pulizie che non capisce una sega.

Io non credo.

Le colleghe non si sono mai accorte del mio silenzio, anzi. Una donna di colore di forma sferica, motivo della fame in Africa, sembra apprezzare la mia astensione dalla parola e ne approfitta per raccontarmi, con dovizia di particolari, ogni sua vaccata quotidiana. Spero che un giorno si metta anche lei a fare il gioco del silenzio o che vada a lavorare per i sovietici, che tanto loro con le cazzate ci vanno a nozze.

 

 

The Shape of Water

“The Shape of Water”: brutta e muta come uno scorfano

Una mattina cambia tutto. Arriva in laboratorio un gigantesco siluro pressurizzato. Mi avvicino indisturbata, e sottolineo indisturbata – la CIA è nota per l’efficienza -, guardo dall’ oblò e vedo, per la prima volta, quel disadattato dell’uomo pesce. Sì, avete capito bene: DI-SA-DAT-TA-TO. La sua bruttezza cetaceica mi conforta e mi decido: deve essere mio. Lo voglio in casa. Devo portarlo via. Sarà difficile, ma tanto sono pazza ce la posso fare.

Vi risparmio come ho fatto a farlo uscire da un laboratorio di massima sicurezza. Vi dico solo che ho avuto la classica fortuna dei personaggi cerebrolesi nei film di Hollywood. Già che sono brutta, almeno questo concedetemelo. Comunque Fil, l’uomo pesce, ora è nella mia vasca da bagno. Visto da vicino, senza catene e bava alla bocca, non è poi così male: un bel fisico possente e liscio come un pesce, ma soprattutto non parla. Proprio come me.

Dopo un po’, però, la situazione diventa insostenibile. Penso di essere una persona coerente e come tale devo comportarmi da maniaca ossessiva. Fil ha una presenza migliore della mia, è più guardabile di me. E così perde la sua utilità. Devo eliminarlo, così provo anche la friggitrice nuova.
Alla fine il gioco lo vinco io: causa fritto misto pescicida.

THE END                               “The Shape of Water

Torquemada 

Per saperne di più:

-Leggi la recensione seria di un film da OSCAR

– Guarda la nostra valutazione su requiem.for.a.film

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