The disaster artist – La storia del film più brutto del mondo

 

 

Ma quanto è bello un film brutto?

 

the disaster artist

La conoscete la vicenda del film più brutto della storia e del regista più misterioso di sempre? Ce la racconta alla perfezione The disaster artist, uscito nelle sale italiane il 22 febbraio 2018. Il film tratta dell’amicizia tra Greg Sestero e Tommy Wiseau. Quest’ultimo è sicuramente uno dei personaggi più curiosi nel mondo del cinema: un artista fallimentare, privo di competenze e abilità, che nasconde al mondo – e signori, non sto scherzando – le proprie origini e soprattutto dove abbia trovato gli stimati sei milioni per girare The room. E lo fa così bene che tutt’oggi, dal 2003, queste informazioni rimangono nascoste.
Questo (The room) è un capolavoro dell’orrido, tra buchi di trama, recitazioni pessime, scene sconclusionate e una regia da prima elementare.
Però, perché ne parliamo? Semplice. È diventato un cult. Ed è qui che poniamo il nostro focus. Dopo aver guadagnato appena 1800$ al botteghino – in pratica nemmeno abbastanza da ripagarsi i pranzi della troupe – la pellicola trova un successo nelle proiezioni notturne e nell’home video, fino a raggiungere il suo attuale status.

Cosa l’abbia portato a questa condizione, vi starete chiedendo. Ed ecco che arriviamo al punto: anche il brutto ha delle proprie leggi estetiche. E non lo diciamo noi, così a caso, per giustificare un apparente fallimento della settima arte, ma ne parlava già Karl Rosenkranz (collaboratore di Hegel, quindi non proprio il primo scemo che passa) nel lontano 1853, quando pubblicava L’estetica del brutto. Ora non voglio certo ammorbarvi con speculazioni filosofiche fini a sé stesse e nemmeno divagare verso lidi sfocati e irraggiungibili, ma farvi capire che non tutto quello che ci fa schifo è per forza un prodotto fallimentare. Il brutto, diceva il nostro defunto amico tedesco, non è l’opposto del bello. I due termini viaggiano su binari molto vicini e con direzioni diverse, ma non contrarie. Entrambi gli archetipi – bellezza e bruttezza – suscitano emozioni, sconvolgono, fanno riflettere, ammaliano, estasiano. Insomma, agiscono. Che sia in senso positivo o negativo, quando li riceviamo, ci succede qualcosa. Come ci si torce lo stomaco in faccia a una ragazza meravigliosa, così torciamo il naso di fronte a una proposta orribile. Come alcuni svengono per la sindrome di Stendhal innanzi a qualcosa di magnifico, così ci viene la nausea e distogliamo lo sguardo davanti a qualcosa di orripilante. Ma cosa succederebbe se prendessimo il dramma e lo farcissimo consapevolmente di disarmonie e porcherie? Sarebbe un fallimento, una messinscena evidente, fin troppo esplicita, del desiderio di rovinare qualcosa che funziona. Ma se tutto questo accadesse involontariamente? Cosa capita quando le premesse per qualcosa di meraviglioso sfociano in un teatro dell’incapacità? Ridiamo e godiamo. E se non ci credete provate a ripensare quando, al liceo, il primo della classe veniva colto impreparato e magari se ne tornava a posto mogio mogio, a testa bassa, con il suo primo, e forse anche ultimo, 2 della carriera. Lo so come lo sapete voi: godevamo, ci sentivamo sollevati, ci dava un senso di umanità, lo prendevamo in giro, ridevamo.

Ecco cosaci ha raccontato The disaster artist su The room. Lo guardiamo e capiamo quanto fosse forte l’intenzione di costruire un dramma potente e commovente, e come un potenziale Million dollar baby sia diventato uno Sharknado. E così ci immedesimiamo nel fallimento e allo stesso tempo ci sentiamo superiori (“pure io avrei fatto qualcosa di meglio di ‘sta cagata”). Partecipiamo alla sofferenza, ma ci distacchiamo abbastanza da renderla comica. Entriamo nel personaggio per poi allontanarci a sufficienza da schernirlo e sminuirlo.

Ma tiriamo le fila. Ora che abbiamo capito che esiste una forma di bruttezza che ci solletica e ci trascina in una perversione che sta perfettamente a metà strada tra il benevolo e il maligno. Ora che sappiamo che a guardare qualcosa di bello seguiremo una linea coerente ed efficace, ma senza scossoni e spostamenti. Ora che è evidente, che la realtà stupisce, ma la caricatura sconvolge.
Ditemi, non avete voglia di guardarvi un bel film brutto?

Solzimer

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