Intervista a Michael Bay – “Il migliore dei peggiori”

Il miglior lassativo di Hollywood

Michael Bay

 

Requiem.for.a.film ha incontrato Michael Bay in occasione della 38ª edizione degli amatissimi Razzie Awards tenutasi il 3 marzo a Los Angeles.

Una camicia bianca un po’stropicciata, un paio di jeans che si allargano in fondo e un giubbotto di pelle marroncino che ricorda vagamente Chuck Norris, perché“ho sempre amato le cose grezze”. Si presenta così Michael Bay, più in forma che mai. Mi saluta, mi regala un sorriso con la bocca storta – ormai il suo marchio di fabbrica – e siamo pronti a iniziare.

Don_Malakas: Michael per noi è un grande piacere poter avere un confronto con un’autorità come lei. Parlando dei Razzie Awards, dopo la sesta nomination(di cui due meritate vittorie) si considera a tutti gli effetti un’icona di questa competizione?
Michael Bay: Sì, assolutamente, ma questo non mi basta. Non sono il tipo di persona che riposa sugli allori. All’età di 52 anni ho già alle spalle una pessima carriera, nonostante ciò mi sento ancora spronato a peggiorarmi di giorno in giorno.

DM: Me lo lasci dire, lei non si ferma mai! E se le chiedessi un commento a caldo sulla mancata vittoria del premio di quest’anno? Cosa non ha funzionato ?
MB: Per prima cosa ci tengo a dire che sono fiero del mio progetto, in seconda battuta devo ammettere che quest’anno la concorrenza era molto forte. Kurtzman, per esempio, già un avversario ostico per l’ incapacità con la macchina da presa, ha avuto la fortuna di chiudere una delle più brutte trilogie della storia. Per non parlare di Aronofsky: lui nemmeno sa quello che fa. Il colmo è che si crede pure bravo . Sono sicuro che il prossimo anno mi rifarò!

DM: Abbiamo notato che in molte delle sue pellicole è presente Mark Whalberg. Cosa apprezza di più di lui come attore?
MB: Beh… Mark è semplicemente perfetto, tra tutte le sue qualità umane e professionali quelle che più apprezzo sono sicuramente i bicipiti pompati e la faccia da cane bastonato. Lo incontrai per la prima volta a Las Vegas, nel 2011 ed eravamo seduti allo stesso tavolo da poker. Stava perdendo tutto. Finì le fiches in men che non si dica e non esitò a buttare sul tavolo le chiavi della sua Lamborghini Gallardo. Sulla faccia degli altri giocatori vedevo chiaramente stupore e scherno, ma sul suo volto… beh sul suo volto non c’era un movimento di ciglia, non un battito di denti, assolutamente niente. Era il volto più monoespressivo che avessi mai visto. Fu subito amore.

DM: Sempre parlando di attori, c’è qualcuno in particolare con cui sogni di lavorare? E perchè proprio lui?
MB: Sicuramente Tom cruise e il motivo è semplice. È riuscito a fare figure di merda con registi ben più competenti. Ammetto che mi sono sempre chiesto cosa potrei tirare fuori da lui. Un indizio è che a Hollywood dicono che sono“il miglior lassativo”.

DM: Ma passiamo al suo rapporto col pubblico. Più precisamente, quale pensa sia la pscologia del suo spettatore affezionato?
MB: Per rispondere a questa domanda mi sento di fare una metafora. Sarà già stato a mangiare da Macdonald… Ebbene il mio pubblico, per certi versi, somiglia molto ai suoi clienti. Sarò più chiaro: la gente entra pur sapendo di mangiare da schifo eppure esce soddisfatta. A volte hanno persino un panino preferito…

DM: Lei è anche un filosofo. Ma mi dica, in 22 lunghi anni di carriera, non ha mai rischiato di fare un bel film?
MB: Una volta purtroppo stava per succedere. Le racconterò questo aneddoto: nel 2012 stavo collaborando per una sceneggiatura con Stephen McFeely, noto ubriacone di origini scozzesi. Quel tipo non aveva mai fatto niente di buono, ma quella volta… Quella volta aveva tirato fuori un capolavoro. La pellicola in questione era Pain & Gain e sembrava che non ci fosse verso di fare un film dignitosamente brutto e privo di ogni attrattiva. Non mi diedi per vinto. Fu proprio in quel momento di smarrimento che ebbi l’idea della vita: chiamai “mr wrestlemania” Dwayne Jhonson. Il film fu una merda.

DM: L’importante è che sia andato tutto nel peggiore dei modi. La ringrazio per la sua disponibilità e le chiedo di fare un ultimo saluto al pubblico.
MB: Sono io a ringraziare voi per l’occasione e vi lascio con una riflessione. Fare qualcosa che non piaccia agli americani non è una cosa semplice: ricordiamoci che molti di loro amano la voce di Miley Cyrus e che Schwarze-ciccio-neger è stato eletto governatore della California. Ecco, in un paese che riesce a trovare dolce anche il carbone, non potrei che essere fiero di avere ogni volta la ricetta per disgustarli.

Don_Malakas

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3 opinioni riguardo a “Intervista a Michael Bay – “Il migliore dei peggiori”

  1. Non capisco perché non abbia citato l’esattezza storica e culturale che ha messo in quel trionfo della mediocrità di Pearl Harbor

    1. Ciao Giacomo, scusami per la risposta tardiva ma sono stati giorni impegnativi. Il film che hai citato calza a pennello. Visto che Michael a fine intervista ha parlato di ricette mi butterò su un paragone culinario: Pearl Harbour è esattamente quello che Bruno Barbieri definirebbe “mappazzone”. Un miscuglio poco raffinato di elementi presi dai vari filmoni di turno come Titanic o Top Gun. Il risultato è un film storico senza precisione storica, impoverito dalla disperata ricerca di quell’epicità che non troverà mai. Dal punto di vista tecnico va lodato il comparto sonoro (che ha vinto anche un Oscar mi pare) e l’utilizzo di buoni effetti speciali che rendono guardabili quei quaranta minuti di azione incalzante che – perla poca importanza data al contesto – potevano essere ambientati a Helsinki o su una mappa di Call of Duty. Se vuoi saper perché un film brutto in fondo ci lascia qualcosa di positivo leggi questo artiolo

      1. La cosa più bella è quella che sottolinea sempre il buon frusciantone: se è vero come è vero che i giapponesi hanno attaccato alle 5 a.m. Michael ci deve spiegare come facevano dei bambini a giocare a baseball sulla spiaggia a quell’ora… Se non è genio questo

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