Solzimer

Che rapporto hai con il cinema?
Con il cinema ho un rapporto sado-masochista e malato. Posso dire che un film mi piaccia davvero quando mi fa stare male. Per apprezzare a pieno l’arte ho bisogno che mi sconvolga, che mi faccia una strage interiore. Che mi apra delle porte nel cervello che non sapevo nemmeno di avere. Il cinema che preferisco è quello allucinato, distorto, confuso e paradossale. Insomma, sono quello del disagio. Il film della mia vita è Fight Club, in cui mi rivedo tantissimo. Ricordo ancora la prima volta che lo vidi: a casa di Tyler.

Cosa fai nella vita privata? Dopo un anno di Medicina, che ho mollato perché non mi bastava un torace aperto per guardare in profondità, mi sono laureato alla Scuola Holden. Ora sono uno scrittore, storyteller e copywriter. Ho l’hobby, che non mi sono scelto, di vivere situazioni assurde.

Perchè ti chiami “Solzimer”? Sono cresciuto a pane e Bukowski. In un suo racconto, se dici “Solzimer” mentre pensi alla cosa peggiore che ti sia successa, inizi a volare. È un po’ il mio approccio alla vita.

 

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